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Libro degli Ospiti
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Messaggi presenti: 593 - Pagina 21 di 119
   Messaggio inviato il 24/02/2015 alle ore 14:48:06
Vale anche per le motoslitte , ero a Casera Razzo , domenica giornata stupenda, sole bellissimo, un po' di vento: l'unico neo una motoslitta che andava su e giù sulla strada portando ogni volta persone diverse che poi scendevano con gli sci.
Sono salito per un pezzo sulla parte bassa del Bivera ebbene, c'erano tutti i pendii con evidenti segni di cingoli di motoslitta sulla neve incontaminata! Che divertimento idiota!
L'apertura mentale serve solo ai più "furbi" per approfittarsene della situazione! Io spero che qualcuno legga questi commenti e chi ne ha la possibilità applichi i rimedi necessari, perché , come sempre, finché non tocchiamo il borsellino, i soliti i....i si divertono alla faccia di tutti! E la Forestale dove sta …..poi ti fanno un verbale se prendi su un fungo come è successo a me dietro il Tita Piaz.....

Giancarlo
   Messaggio inviato il 24/02/2015 alle ore 10:09:00
Fermare il traffico motorizzato indiscriminato sui sentieri di Oltris . è ora di smetterla di vedere veicoli in giro per i boschi tanto più senza assicurazione .Siamo probabilmente di fronte a una delle classiche incongruenze , che tutti fanno quello che vogliono . Bisogna mettere tabelle di divieto per queste persone che pensano di essere i padroni dei sentieri . dove hanno l’educazione ed il rispetto della natura e rischiamo di mettere a repentaglio ambiente,

Er Coda
   Messaggio inviato il 18/02/2015 alle ore 05:18:13
Sistemazione strade tra i boschi .
E’ necessario una sistemazione delle due strade che partono da Oltris e vanno verso il monte Coronis. Una in alto e una in basso sopra il Plan Dal Sac .
Sistemazione intendo sia il piano stradale che pulizia canalette di scolo acqua ecc . Poi bisognerebbe sistemare la strada che va verso la località “Deron” non so chi ha avuto il buon gusto di creare un alveo di torrente con questa opera nessuno può passare con un mezzo per andare nella sua proprietà attenzione non ci sono altre vie di accesso ,.
Non capisco abbiamo tre strade e tutte e tre sono mal tenute, ci sarà ben un contributo o della Protezione Civile o da qualche altro Ente per sistemare queste viabilità.? Spero che in primavera il Comune si accolli queste sistemazioni in modo non provvisorio ma definitivo.
grazie

Er Coda
   Messaggio inviato il 17/02/2015 alle ore 09:41:45
NONNO TOBIA.
Il mio primo maestro d'arte è stato il nonno materno. Era nato nel 1885 e portava i baffi .Faceva il muratore, durante i lunghi e silenziosi inverni lavorava ai manufatti: scolpiva cucchiai, forchette, setacci, mestoli ,gerla , rastrelli ecc. . Lo spiavo, i suoi gesti mentre un gran fuoco riscaldava la casa ingombra di legni. Sopra il fuoco bolliva eternamente una pentola di patate. Mio nonno capiva gli alberi come nessun botanico saprebbe. Di certo non conosceva i nomi in latino, ma conosceva il loro carattere. Ogni pianta possiede un suo temperamento, diceva, e in base a questo reagisce all'uomo che la tocca. C'è il legno dolce, quello malinconico, quello astioso, quello tenace, quello egoista e via di seguito; come negli esseri umani, del resto. Lui lo sapeva e mi insegnava queste cose un po' alla volta, con calma e saggezza. Imparai che i denti dei rastrelli si fanno con il carpino. Il carpino è cocciuto e resiste nel tempo allo sfregamento. L'asta invece deve essere di pino giovane che, essendo buono e tenero, non provoca le vesciche alle mani. Tutti gli altri legni spellano le mani, soprattutto l'acacia. Quasi subito reputai superfluo preoccuparmi della qualità del legno per l'asta del rastrello: avevo scoperto che lavorando si formano i calli e non si sente più alcun dolore. Le spine delle botti devono essere di maggio- ciondolo poiché, a differenza degli uomini, quel legno resiste al vino per molti anni. Con il cirmolo si costruiscono le credenze. Se non viene soffocato da inutili vernici, il suo effluvio profumerà la casa di resina per sempre. L'acero è adatto a fare i mestoli da polenta. Bianco, pulito, rispettoso del cibo, proprio un gran legno. È però alquanto cattivello e si diverte un mondo a sbrecciare gli utensili all'artigiano. Il tasso è un albero altezzoso e pieno di sé. Durissimo, sfida gli attrezzi ridendo. Ha un colore rosso sangue con fiammature stupende. Non accetta ruoli umili e vorrebbe essere sempre trasformato in oggetto d'arte. I tornitori lo impiegavano per fare gli arcolai da filare la lana. Il manico della scure deve essere di faggio per- che sopporta benissimo le torsioni. Pure di faggio le ciotole e i cucchiai. Lo si deve lavorare quando è ancora fresco a causa del suo pessimo carattere: non sopporta il tempo che passa e a un certo punto della stagionatura si chiude in se stesso diventando inattaccabile. Esistono legni tristi che piangono appena li sfiori. Ad esempio il giunco, o la vite selvatica. Con quelli si costruivano le culle ai neonati. Forse perché la vita stessa è un lungo pianto. Dei tronchi da lavoro si adopera solo il primo pezzo, quello che esce dalla terra. Non più di un metro e mezzo. Ero ancora bambino quando apprendevo questi segreti da un vecchio alto e taciturno, grazie nonno Tobia.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 15/02/2015 alle ore 12:19:42
Questione montagna
La questione su quello che può fare la montagna, come qualsiasi altro territorio, per lo Stato è molto seria, anche se molti l’hanno banalizzata come uno slogan liberista. La frase è mutuata dal famoso discorso d’insediamento di JFK, non certo un liberista, alla Casa Bianca nel 1961 (“non chiedete cosa possa fare il paese per voi: chiedete cosa potete fare voi per il paese”). Il punto è il seguente: cosa offre in cambio la montagna per avere l’ennesimo aiuto? Perché un conto sono i fondi per mantenere il territorio in salvaguardia, sacrosanti, anche per via dello sfruttamento delle risorse; un conto è chiedere altri fondi per il rilancio. Nel secondo caso, come valuteremmo se i fondi sono stati spesi bene? Chi si assume direttamente la responsabilità di gestirli Dovrebbe essere quasi un dogma che solo a fronte di una chiara presa di responsabilità, con tutto quello che ne consegue, si dovrebbe investire denaro in montagna, così come in qualsiasi altro territorio. E’ che la responsabilità è un concetto pretendiamo negli altri più che in noi stessi.

Er Coda

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