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Libro degli Ospiti
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   Messaggio inviato il 18/02/2015 alle ore 05:18:13
Sistemazione strade tra i boschi .
E’ necessario una sistemazione delle due strade che partono da Oltris e vanno verso il monte Coronis. Una in alto e una in basso sopra il Plan Dal Sac .
Sistemazione intendo sia il piano stradale che pulizia canalette di scolo acqua ecc . Poi bisognerebbe sistemare la strada che va verso la località “Deron” non so chi ha avuto il buon gusto di creare un alveo di torrente con questa opera nessuno può passare con un mezzo per andare nella sua proprietà attenzione non ci sono altre vie di accesso ,.
Non capisco abbiamo tre strade e tutte e tre sono mal tenute, ci sarà ben un contributo o della Protezione Civile o da qualche altro Ente per sistemare queste viabilità.? Spero che in primavera il Comune si accolli queste sistemazioni in modo non provvisorio ma definitivo.
grazie

Er Coda
   Messaggio inviato il 17/02/2015 alle ore 09:41:45
NONNO TOBIA.
Il mio primo maestro d'arte è stato il nonno materno. Era nato nel 1885 e portava i baffi .Faceva il muratore, durante i lunghi e silenziosi inverni lavorava ai manufatti: scolpiva cucchiai, forchette, setacci, mestoli ,gerla , rastrelli ecc. . Lo spiavo, i suoi gesti mentre un gran fuoco riscaldava la casa ingombra di legni. Sopra il fuoco bolliva eternamente una pentola di patate. Mio nonno capiva gli alberi come nessun botanico saprebbe. Di certo non conosceva i nomi in latino, ma conosceva il loro carattere. Ogni pianta possiede un suo temperamento, diceva, e in base a questo reagisce all'uomo che la tocca. C'è il legno dolce, quello malinconico, quello astioso, quello tenace, quello egoista e via di seguito; come negli esseri umani, del resto. Lui lo sapeva e mi insegnava queste cose un po' alla volta, con calma e saggezza. Imparai che i denti dei rastrelli si fanno con il carpino. Il carpino è cocciuto e resiste nel tempo allo sfregamento. L'asta invece deve essere di pino giovane che, essendo buono e tenero, non provoca le vesciche alle mani. Tutti gli altri legni spellano le mani, soprattutto l'acacia. Quasi subito reputai superfluo preoccuparmi della qualità del legno per l'asta del rastrello: avevo scoperto che lavorando si formano i calli e non si sente più alcun dolore. Le spine delle botti devono essere di maggio- ciondolo poiché, a differenza degli uomini, quel legno resiste al vino per molti anni. Con il cirmolo si costruiscono le credenze. Se non viene soffocato da inutili vernici, il suo effluvio profumerà la casa di resina per sempre. L'acero è adatto a fare i mestoli da polenta. Bianco, pulito, rispettoso del cibo, proprio un gran legno. È però alquanto cattivello e si diverte un mondo a sbrecciare gli utensili all'artigiano. Il tasso è un albero altezzoso e pieno di sé. Durissimo, sfida gli attrezzi ridendo. Ha un colore rosso sangue con fiammature stupende. Non accetta ruoli umili e vorrebbe essere sempre trasformato in oggetto d'arte. I tornitori lo impiegavano per fare gli arcolai da filare la lana. Il manico della scure deve essere di faggio per- che sopporta benissimo le torsioni. Pure di faggio le ciotole e i cucchiai. Lo si deve lavorare quando è ancora fresco a causa del suo pessimo carattere: non sopporta il tempo che passa e a un certo punto della stagionatura si chiude in se stesso diventando inattaccabile. Esistono legni tristi che piangono appena li sfiori. Ad esempio il giunco, o la vite selvatica. Con quelli si costruivano le culle ai neonati. Forse perché la vita stessa è un lungo pianto. Dei tronchi da lavoro si adopera solo il primo pezzo, quello che esce dalla terra. Non più di un metro e mezzo. Ero ancora bambino quando apprendevo questi segreti da un vecchio alto e taciturno, grazie nonno Tobia.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 15/02/2015 alle ore 12:19:42
Questione montagna
La questione su quello che può fare la montagna, come qualsiasi altro territorio, per lo Stato è molto seria, anche se molti l’hanno banalizzata come uno slogan liberista. La frase è mutuata dal famoso discorso d’insediamento di JFK, non certo un liberista, alla Casa Bianca nel 1961 (“non chiedete cosa possa fare il paese per voi: chiedete cosa potete fare voi per il paese”). Il punto è il seguente: cosa offre in cambio la montagna per avere l’ennesimo aiuto? Perché un conto sono i fondi per mantenere il territorio in salvaguardia, sacrosanti, anche per via dello sfruttamento delle risorse; un conto è chiedere altri fondi per il rilancio. Nel secondo caso, come valuteremmo se i fondi sono stati spesi bene? Chi si assume direttamente la responsabilità di gestirli Dovrebbe essere quasi un dogma che solo a fronte di una chiara presa di responsabilità, con tutto quello che ne consegue, si dovrebbe investire denaro in montagna, così come in qualsiasi altro territorio. E’ che la responsabilità è un concetto pretendiamo negli altri più che in noi stessi.

Er Coda
   Messaggio inviato il 15/02/2015 alle ore 05:47:05
Mauro Corona
Alpinista ed arrampicatore fortissimo, ha aperto innumerevoli itinerari di roccia sulle Dolomiti, tutti di estrema difficoltà.
Ma e’ del Mauro Corona scrittore che mi sono innamorato.
I suoi libri sono un viaggio dentro la natura, dentro le tradizioni della gente di montagna. Sono storie di gente semplice, di uomini e donne che, in mezzo a mille difficoltà’ e stenti, riescono a mantenere la propria dignità.
Ma dove Corona da’ il meglio di se’ e’ quando parla della natura. E allora si scopre che anche gli alberi hanno un proprio carattere che comunicano in mille modi. Così, per esempio, scoprirete che“alta, elegantissima, la betulla e’ la regina del bosco. Riservata, ma conscia della sua bellezza, si fa desiderare e non concede facilmente le proprie grazie. Il suo desiderio, la sua scelta, i suoi gusti, li devi intuire dall'impercettibile movenza delle fronde. E nemmeno allora sei sicuro che ti abbia detto si. Sa di essere la protagonista del bosco e questo la rende un po’ superba e vanitosa”….
Pagine di una poesia unica, trovata semplicemente osservando le piante e cercando di capire i loro segreti.
Scrive infatti Corona: “Ho passato quasi cinquantanni di vita nei boschi e ho parlato con gli alberi. Gli alberi non si spostano, ma possiedono un loro carattere che comunicano in vari modi,anche con la diversa reazione che hanno nei confronti di chi li tocca. In queste righe si parla di loro e di uomini, a volte bene e altre male….. e cosi’ il cattivo, senza quasi rendersi conto, proverà’ simpatia per il sambuco, il buono per il larice, il sempliciotto per il faggio, l’elegante per la betulla, il cocciuto per il carpino e via dicendo…..”
In altri racconti troverete invece storie di bracconieri in perenne lotta con i guardiacaccia, che trasformano le loro gesta illecite in leggenda. Storie di cacciatori, di alpinisti, di boscaioli. Leggete, per esempio, su Il volo della martora lo splendido racconto Il faggio, dove la lotta tra un boscaiolo e un faggio da abbattere diventa epica.
Poi ci sono i lavori scomparsi, gli ubriaconi, i perditempo. Insomma gente semplice che, anche in Valle di Scalve, sta scomparendo, inghiottita dal progresso e dalla modernità’.
Corona riesce semplicemente a catturare di questi personaggi il lato poetico senza mai cadere nella banalità’. Un grande tentativo di tramandare, far conoscere a quelli che verranno dopo.

Ezio Belingheri
   Messaggio inviato il 14/02/2015 alle ore 10:07:19
Domenica sono stato a Oltris, paese che riceve il sole da quando si alza fino al tramonto. Siamo a metà febbraio le giornate sono più lunghe e più tiepide. Ho visto una lucertola che se ne sta ferma al sole sul muro .Nei prati si vede qualche primula dove la neve non c’è. Gli uccelli cantavano felici è cominciata la stagione degli amori
Si annuncia il risveglio della natura e solo quando fioriranno gli alberi sarà primavera davvero.
Ho fatto la passeggiata attorno al paese ho goduto di un panorama che ogni giorno fa registrare un cambiamento.

Giancarlo

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