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Libro degli Ospiti
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Messaggi presenti: 596 - Pagina 49 di 120
   Messaggio inviato il 05/11/2013 alle ore 21:43:13
E facile scrivere e criticare lo scritto di BC 2 ,probabilmente sono i suoi ideali ,di uno che vive una realtà a Oltris. Uno al di fuori magari residente in un paradiso fiscale, non sa cosa un residente prova o vorrebbe avere per se e la sua famiglia. Rifletti meglio Benedetti .

Cristian
   Messaggio inviato il 26/09/2013 alle ore 17:31:51
un caloroso abbraccio a tutti gli abitanti di Oltris ,un arrivederci a presto speriamo entro la fine del 2013 ....mai dire mai nella vita .

bearzi rosalba arenzano genova
   Messaggio inviato il 25/09/2013 alle ore 20:47:26
se una persona vuol vivere e lavorare in montagnia, deve amarla molto
perché, vivere in montagnia, vuol dire lavoro duro e non é un posto per sogniatori perché solo chi é nato e vissuto in montagnia sa cosa vuol dire lavorare duro rompesdosi la schiena per quattro soldi.
prma di scrivere certe cosi pensaci su Sig. B C 2

C Benedetti
   Messaggio inviato il 24/09/2013 alle ore 15:04:45
La montagna cosa di da per vivere dignitosamente.
Chi vive sempre in città, e passa il tempo libero nei centri commerciali, è così abituato al frastuono, alla folla, alla confusione, che finisce per cercarli persino in vacanza. Si aspetta una montagna urbana, perché troverebbe inquietante il silenzio assoluto, i grandi spazi con nessuno attorno.
A me, invece, a mettere paura è quel mare sconfinato di luci, di notte, quando guardo giù verso la pianura. Mi sembra una metastasi in continua espansione; una marea di casermoni, rotatorie, capannoni prefabbricati che risale inarrestabile le valli. Là sotto c’è una moltitudine di persone sole, che si ignorano, si pestano i piedi, si menano per un parcheggio. Quassù, perlomeno, quando ci incontriamo ci salutiamo tutti.
La città è come un bebè: va continuamente nutrito e cambiato. Che succede quando non arrivano i camion col cibo dalla campagna, o quando i rifiuti non vengono portati via? E che accadrà quando il petrolio finirà? Perché finirà, prima o poi: questo è certo come la morte. E alla morte sarebbe saggio prepararsi vivendo…
Allora, s’io fossi un politico del mio paesino, per prima cosa farei vestire le case con cappotti e sciarpe, per tenerle al calduccio. Farei proteggere i loro occhi con spesse lenti, e in estate con berretti a visiera. Sarebbe molto più semplice che cercare di surriscaldare il mondo intero. E’ vero che ci stiamo riuscendo bene, e ancora meglio da quando Cinesi e Indiani ci danno una mano. Ma ci vorrà comunque ancora qualche anno. E quindi è come in una stanza freddina: si fa prima a indossare un maglione o a innalzare la temperatura della casa?
Poi, inviterei nelle scuole dei maestri atipici. Che insegnino a coltivare un orto, perché la vita dell’uomo non dipende dallo spread, ma dalle piante. Che mostrino come maneggiare utensili, costruire e riparare oggetti, aggiustare abiti, allevare animali, accendere il fuoco, orientarsi nei boschi. Perché i giovanissimi d’oggi sanno usare bene le mani solo per pigiar tastiere.
Per questo tipo di lezioni, l’ideale sarebbe qualche ragazzo dei primi del ‘900, ma ormai…
Tra i vari figli e nipoti, tuttavia, ci sarà qualcuno che ha ereditato quegli antichi saperi: forse li avrà persino integrati con nuove conoscenze. E allora dovrebbe essere spronato a condividerli, e non solo coi bambini. Perché anche gli adulti, spesso, non brillano per manualità.
In questo modo, inoltre, i miei compaesani risparmierebbero un sacco di soldi. Potrebbero auto-produrre una parte del cibo, e raccogliere gratis quello già disponibile nei prati e nei boschi. Giù nei supermercati si vendono persino castagne e cicoria, che qui si trovano ovunque! Frutta e verdura vi arrivano dopo lunghissimi viaggi, tutta confezionata: vaschette di plastica che durano secoli per contenere qualcosa che marcisce in pochi giorni. Non è un’assurdità?
E ancora, quassù, solo pochi vecchi contadini continuano a usare la falce, ma tutti potrebbero vantaggiosamente riscoprirla. Così eviterebbero, ogni domenica, di fare baccano, appestare l’aria e consumare petrolio con tosaerba e decespugliatori. E non dovrebbero pagare un centro fitness per snellire il girovita. Ci vanno – in automobile – a spingere sbuffando macchine di tortura. Oppure a correre paonazzi su un rullo, senza spostarsi di un metro. A me sembra un modo idiota per bruciare altro petrolio. Non sarebbe meglio tenerlo per fabbricare cose utili, come le lenti a contatto?
Se tutti imparassero a usare le mani, e a scambiarsi saperi, doni, favori, non dovrebbero più comprare metà delle cose. Di conseguenza, potrebbero dedicare al lavoro retribuito solo metà del tempo. I pendolari percorrerebbero metà dei chilometri, e poiché quasi metà dei loro stipendi serve a pagare e mantenere l’auto che hanno comprato per recarsi al lavoro, potrebbero lavorare ancora meno! Quindi avrebbero più tempo da dedicare a ciò che veramente conta: la creatività, il contatto con la natura, il rapporto con le persone che amano. Nessuno si sentirebbe più solo; tutti – pur lavorando meno – sarebbero in effetti più ricchi.
E allora, persino la fine del petrolio non farebbe così paura. Perché, quando avverrà, giù in pianura la grande metropoli collasserà, con le sue usanze insensate e sprecone. Molta gente soccomberà alla miseria, ai conflitti, ai flagelli meteorologici con cui la Terra cercherà di scrollarsi di dosso i suoi molesti ospiti umani. Ma qui in montagna potremo sopravvivere, come per secoli hanno fatto i nostri saggi avi: in equilibrio coi nostri limiti, attingendo con sobrietà alle risorse che la natura ci offre.
Qualche anno fa, quand’ero giovane e idealista, sognavo di lavorare per risolvere i grandi problemi dell’umanità. Per impedirne l’autodistruzione. Poi, crescendo, ho capito che per cambiare il mondo bisogna cominciare da se stessi. E solo allora – a poco a poco – iniziare a contagiare chi è vicino, col proprio esempio.
B C 2

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 23/09/2013 alle ore 20:40:09
se uno ama non soffre.perché, anche se soffre sa di essere amato
B C 2

Utente anonimo

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