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Libro degli Ospiti
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   Messaggio inviato il 06/11/2013 alle ore 15:21:39
Commemorazione dei caduti 4 novembre

uno si potrebbe domandare : che senso ha deporre una corona d’alloro ai piedi del monumento ai caduti?
In nome di chi abbiamo fatto questo gesto?

L’abbiamo fatto, perché, nell'occasione del 4 novembre, c’è ancora chi crede, grazie a Dio, che sia opportuno rendere omaggio e ricordare tutti coloro i quali hanno sacrificato la loro vita, o anche soltanto gli anni migliori della loro esistenza, per la Patria e per la pace. Ma quest’occasione non è soltanto il giorno della rimembranza e del ringraziamento, ma deve essere anche quello della riflessione per fare in modo che il passato, la storia, ci sia di insegnamento per il presente e per il futuro non scordiamoci di questo.

Anche se credo che il silenzio meglio di tante parole riesce ad esprimere più degnamente ed intensamente la commemorazione che viene celebrata di anno in anno , voglio dire qualcosa per commentare questo momento e tentare di riassumere i sentimenti che ci portano al monumento dei caduti di Ampezzo.

Certo non dobbiamo lasciare che l’esaltazione di uno sviscerato amore di Patria possa giustificare ogni azione di guerra, anche la più profondamente sbagliata ed ingiusta.

Non vorrei percorrere questa strada. Vorrei invece, per interpretare correttamente i sentimenti di tutti, cercare di immaginare cosa ciascuno di noi, oggi, qui presente, sta pensando in questo momento.

Ognuno di noi, o quasi, ha un parente, una persona cara, un antenato, il cui nome è scritto su questa lapide ed il cui sangue ha bagnato la terra dei campi di battaglia. Dietro ad ogni nome c’è una storia, una storia che fa parte del nostro bagaglio e che quindi appartiene a tutti noi.

A noi tutti che non abbiamo fatto la guerra, e ci riteniamo fortunati per non aver dovuto assistere o partecipare a quello scenario apocalittico di morte e distruzione. A noi che siamo figli di un Paese, l’Italia, in cui gli ideali di pace e solidarietà sono sanciti dalla Carta Costituzionale. Ciononostante le nostre Forze Armate, sono impegnate su diversi fronti, in Afganistan, come in Iraq, come in Libano. Ragazzi come lo erano quelli che commemoriamo oggi, che sono impegnati e rischiano la vita su fronti di guerra, ma ora non più per occupare territori, bensì per cercare di ristabilire condizioni di convivenza civile, cioè di pace. E come loro, anche tutti noi dobbiamo impegnarci di più per fare in modo che l’esperienza del passato serva ad insegnarci i valori della Vita, della Tolleranza e della Pace.

Immagino e spero che anche voi vi poniate qualche domanda su questo monumento che pur ricordando atti di guerra richiama ideali di pace. Qualcuno avrà colto gli aspetti più profondi della sua espressione, l’essenza del messaggio che, nella sua semplicità, rappresenta: un sacrario affusolato, una stele che si innalza verso il cielo , verso DIO come richiesta di protezione.

E se si osserva il monumento si intuisce che su questa stele, qualora nel mondo si verificassero altre guerre che coinvolgano il nostro Paese, l’elenco dei caduti potrebbe crescere, e magari potremmo vedere scolpito su questo marmo il nome di altri parenti ed amici ed allora chiediamoci cosa possiamo fare, oggi, per non trovarci, domani, in quelle condizioni, nelle condizioni di rivivere le atrocità della guerra.

Ma in questo giorno voglio anche che riflettiamo tutti bene su quali sono le conseguenze della violenza dell’uomo per ribadire l’assoluta necessità di lavorare per perseguire: la Pace rispetto alla guerra, la Solidarietà al posto della violenza, l’Amore invece dell’odio, la cultura della Vita contro l’oblio della morte.

Quindi impegniamoci tutti a ricordare il passato perché purtroppo molto sangue è stato riversato e impegniamoci tutti in azioni che quotidianamente ognuno di noi può e deve compiere per ripudiare la guerra sono: impegnarci affinché ci sia più Solidarietà tra i popoli e Solidarietà tra di noi anche con un semplice sorriso o saluto. Non basta chiudere delle porte e innalzare dei muri, occorre anche dare delle risposte a chi ha fame. lavorare per diffondere la Democrazia e la partecipazione, promuovere il rispetto tra gli individui. Sono certo che se sapremo fare questo potremo sperare in un mondo di Pace".

GBearzi
   Messaggio inviato il 05/11/2013 alle ore 21:43:13
E facile scrivere e criticare lo scritto di BC 2 ,probabilmente sono i suoi ideali ,di uno che vive una realtà a Oltris. Uno al di fuori magari residente in un paradiso fiscale, non sa cosa un residente prova o vorrebbe avere per se e la sua famiglia. Rifletti meglio Benedetti .

Cristian
   Messaggio inviato il 26/09/2013 alle ore 17:31:51
un caloroso abbraccio a tutti gli abitanti di Oltris ,un arrivederci a presto speriamo entro la fine del 2013 ....mai dire mai nella vita .

bearzi rosalba arenzano genova
   Messaggio inviato il 25/09/2013 alle ore 20:47:26
se una persona vuol vivere e lavorare in montagnia, deve amarla molto
perché, vivere in montagnia, vuol dire lavoro duro e non é un posto per sogniatori perché solo chi é nato e vissuto in montagnia sa cosa vuol dire lavorare duro rompesdosi la schiena per quattro soldi.
prma di scrivere certe cosi pensaci su Sig. B C 2

C Benedetti
   Messaggio inviato il 24/09/2013 alle ore 15:04:45
La montagna cosa di da per vivere dignitosamente.
Chi vive sempre in città, e passa il tempo libero nei centri commerciali, è così abituato al frastuono, alla folla, alla confusione, che finisce per cercarli persino in vacanza. Si aspetta una montagna urbana, perché troverebbe inquietante il silenzio assoluto, i grandi spazi con nessuno attorno.
A me, invece, a mettere paura è quel mare sconfinato di luci, di notte, quando guardo giù verso la pianura. Mi sembra una metastasi in continua espansione; una marea di casermoni, rotatorie, capannoni prefabbricati che risale inarrestabile le valli. Là sotto c’è una moltitudine di persone sole, che si ignorano, si pestano i piedi, si menano per un parcheggio. Quassù, perlomeno, quando ci incontriamo ci salutiamo tutti.
La città è come un bebè: va continuamente nutrito e cambiato. Che succede quando non arrivano i camion col cibo dalla campagna, o quando i rifiuti non vengono portati via? E che accadrà quando il petrolio finirà? Perché finirà, prima o poi: questo è certo come la morte. E alla morte sarebbe saggio prepararsi vivendo…
Allora, s’io fossi un politico del mio paesino, per prima cosa farei vestire le case con cappotti e sciarpe, per tenerle al calduccio. Farei proteggere i loro occhi con spesse lenti, e in estate con berretti a visiera. Sarebbe molto più semplice che cercare di surriscaldare il mondo intero. E’ vero che ci stiamo riuscendo bene, e ancora meglio da quando Cinesi e Indiani ci danno una mano. Ma ci vorrà comunque ancora qualche anno. E quindi è come in una stanza freddina: si fa prima a indossare un maglione o a innalzare la temperatura della casa?
Poi, inviterei nelle scuole dei maestri atipici. Che insegnino a coltivare un orto, perché la vita dell’uomo non dipende dallo spread, ma dalle piante. Che mostrino come maneggiare utensili, costruire e riparare oggetti, aggiustare abiti, allevare animali, accendere il fuoco, orientarsi nei boschi. Perché i giovanissimi d’oggi sanno usare bene le mani solo per pigiar tastiere.
Per questo tipo di lezioni, l’ideale sarebbe qualche ragazzo dei primi del ‘900, ma ormai…
Tra i vari figli e nipoti, tuttavia, ci sarà qualcuno che ha ereditato quegli antichi saperi: forse li avrà persino integrati con nuove conoscenze. E allora dovrebbe essere spronato a condividerli, e non solo coi bambini. Perché anche gli adulti, spesso, non brillano per manualità.
In questo modo, inoltre, i miei compaesani risparmierebbero un sacco di soldi. Potrebbero auto-produrre una parte del cibo, e raccogliere gratis quello già disponibile nei prati e nei boschi. Giù nei supermercati si vendono persino castagne e cicoria, che qui si trovano ovunque! Frutta e verdura vi arrivano dopo lunghissimi viaggi, tutta confezionata: vaschette di plastica che durano secoli per contenere qualcosa che marcisce in pochi giorni. Non è un’assurdità?
E ancora, quassù, solo pochi vecchi contadini continuano a usare la falce, ma tutti potrebbero vantaggiosamente riscoprirla. Così eviterebbero, ogni domenica, di fare baccano, appestare l’aria e consumare petrolio con tosaerba e decespugliatori. E non dovrebbero pagare un centro fitness per snellire il girovita. Ci vanno – in automobile – a spingere sbuffando macchine di tortura. Oppure a correre paonazzi su un rullo, senza spostarsi di un metro. A me sembra un modo idiota per bruciare altro petrolio. Non sarebbe meglio tenerlo per fabbricare cose utili, come le lenti a contatto?
Se tutti imparassero a usare le mani, e a scambiarsi saperi, doni, favori, non dovrebbero più comprare metà delle cose. Di conseguenza, potrebbero dedicare al lavoro retribuito solo metà del tempo. I pendolari percorrerebbero metà dei chilometri, e poiché quasi metà dei loro stipendi serve a pagare e mantenere l’auto che hanno comprato per recarsi al lavoro, potrebbero lavorare ancora meno! Quindi avrebbero più tempo da dedicare a ciò che veramente conta: la creatività, il contatto con la natura, il rapporto con le persone che amano. Nessuno si sentirebbe più solo; tutti – pur lavorando meno – sarebbero in effetti più ricchi.
E allora, persino la fine del petrolio non farebbe così paura. Perché, quando avverrà, giù in pianura la grande metropoli collasserà, con le sue usanze insensate e sprecone. Molta gente soccomberà alla miseria, ai conflitti, ai flagelli meteorologici con cui la Terra cercherà di scrollarsi di dosso i suoi molesti ospiti umani. Ma qui in montagna potremo sopravvivere, come per secoli hanno fatto i nostri saggi avi: in equilibrio coi nostri limiti, attingendo con sobrietà alle risorse che la natura ci offre.
Qualche anno fa, quand’ero giovane e idealista, sognavo di lavorare per risolvere i grandi problemi dell’umanità. Per impedirne l’autodistruzione. Poi, crescendo, ho capito che per cambiare il mondo bisogna cominciare da se stessi. E solo allora – a poco a poco – iniziare a contagiare chi è vicino, col proprio esempio.
B C 2

Utente anonimo

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