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Libro degli Ospiti
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   Messaggio inviato il 18/03/2011 alle ore 17:21:17
Il terremoto tsunami ha messo in ginocchio il Giappone.
Adesso tutti si sentono dei giudici giudicando le cose negative successe in questo meraviglioso paese che io ho avuto la fortuna di visitare e di lavorare con molti di questi ingegneri.
Quindi mi sento in dovere di dare anche una mia opinione e dire che è un popolo meraviglioso secondo me il primo al mondo per quanto riguarda la tecnologia ma in particolare per la serietà e il saper controllare l’istinto, non è un popolo individualista ma loro sono istruiti fino dai primi rudimentali insegnamenti a stare in società . Adesso ci troviamo che la crisi nipponica sta scuotendo tutto il mondo, nei modi più disparati e con delle considerazioni a tutti i livelli. I fatalisti parlano della fine del mondo, i giornalisti politicizzati parlano della cattiva gestione del governo, riferendosi alla proposta degli impianti nucleari su suolo italiano per tema di instradare l’opinione pubblica verso la bieca rinuncia di prese di posizione; le organizzazioni umanitarie sono fuorviate dalle scarse informazioni della situazione disastrosa in cui il Paese del Sol Levante si trova, giacché la loro attenzione è veicolata verso altri fatti e l’economia giapponese ovviamente sprofonda a livelli paurosi, insostenibili per qualsiasi altro Paese.
C’è da considerare i fatti, non le opinioni. Bisogna considerare i fatti, senza lasciarsi trasportare dalle emozioni di giudizi affrettati e dalla preoccupazione di quanto un pensiero possa essere compromettente per la nostra anima. E i fatti sono semplici, ancorché terribili. Un terremoto di proporzioni bibliche si è verificato al largo delle coste di una delle tre isole principali nipponiche, quella più grande, quella su cui dorme e si sveglia la capitale Tokio. Il terremoto, che sarebbe una calamità distruttiva incredibile in qualsiasi altro Paese, ha fatto danni ma non più di qualche strada spaccata, poche unità di persone schiacciate sotto i detriti, una diga straripata che ha invaso tre paesini della campagna. Il problema vero è stato lo tsunami, un muro d’acqua devastante (più di dieci metri di altezza) che si è riversato in maniera distruttiva sulle spiagge, travolgendo ogni cosa nel raggio di molti chilometri e uccidendo migliaia di persone. Fabbriche, case, strade, scuole, campi. Tutto questo ora non esiste più. La vita di moltissimi giapponesi è stata presa in modo violento, e niente gliela ridarà indietro. Questi sono i fatti.
E ora veniamo a un paio di considerazioni. Tutta l’attenzione mediatica, che dovrebbe essere rivolta ai tentativi di arginare i disastri, agli sforzi di ripartenza di un Paese in ginocchio, alle prove di comunicazione internazionale in cerca di aiuti viene invece convogliata verso il pericolo nucleare. Questo succede per un semplice motivo. Alla stampa non interessano i morti, i disastri, le calamità (anche se in effetti fanno comodo, visto il picco di domanda dei quotidiani e di share televisivo per i TG nazionali); interessano invece solamente le ripercussioni possibili della calamità stessa sul mondo occidentale. In realtà, anche nel caso di un’esplosione, una nuova Chernobyl (con tanto di assunzione di iodio e di divieto di mangiare l’insalata) è assolutamente esclusa, in quanto le condizioni atmosferiche, la distanza e la forza dei venti impedirebbero alla nube atomica di provocare danni. Questo però è evidentemente inaccettabile..
I media tradizionali (quelli che hanno parlato per 4 mesi di Yara, per 2 anni dei vicini di Erba o di un rigore sbagliato in finale di coppa del mondo) preferiscono evidentemente comunicare informazioni sbagliate, fuorvianti, politicizzate, piuttosto che comunicare semplicemente la verità, i fatti. Non voglio fare polemica, ma atteniamoci alle vere realtà. Io ho stima di tutti e le opinioni purché serie e costruttive le condivido sempre, quindi andrei cauto nel fare polveroni sul nucleare , si tende a strumentalizzare cosa è successo in Giappone……………

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 17/03/2011 alle ore 21:08:09
Informativa sui Burba,
mi scuso per il ritardo nel dare delle informazioni , mi ha incuriosito lo scritto di Patrizia del 17 02 2011 , ho fatto una breve ricerca perché mi ricordavo di un libro pubblicato nel 2002 dalla Società filologica Friulana ,dove si parla del collegamento tra i Burba di Teor e quelli di Oltris. Nella mia Biblioteca ho trovato il libro che trattano il ceppo dei Burba.
Il libro è “ CORSAR E CAMINAR”nella tradizione tessile friulana “ I TACAMENTI DEI BURBA” scritto da Attiliana Argentieri Zanetti e Anita Salvador Burba .
Sono due libri piu un appendice con un pezzo di stoffa “IL PAJON DELLA FAMIGLIA BURBA, E’ stato fatto un ottimo lavoro di ricerca sui spostamenti dei Burba tra la montagna e la pianura , per cui consiglio di leggere il libro, così la Signora Patrizia può avere una traccia più chiara delle origini del suo Cognome.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 17/03/2011 alle ore 08:55:11
150 anni Unità d’Italia
Oggi si festeggiano i 150 anni dell' Unità d'Italia, proclamata ufficialmente il 17 marzo 1861 quando Vittorio Emanuele II è stato nominato Re d'Italia "per grazia di Dio e volontà della nazione".
Straordinaria occasione per ricordare con i nostri figli le migliaia di giovani della Penisola che si sacrificarono per realizzare un sogno che rimane, in parte, tale. L' identità nazionale non dovrebbe essere in contrasto con il federalismo né con la convivenza pacifica con altri popoli. Non siamo utili a noi stessi e agli altri se dimentichiamo o ignoriamo le radici. Non si tratta di idealizzare il nostro passato che, come quello di altre nazioni, non è privo di gravi errori. Si tratta di ammettere che la mancanza di identità rende deboli nei consessi locale e internazionale e che un' identità aggressiva in competizione con quelle altrui è portatrice di tensioni anche gravissime. Siamo stati esortati a non dimenticare che siamo un' umanità di vivi e di morti, che la nostra identità si rafforza nella comunione con chi ci ha preceduto. Non è la cronaca che ci identifica, ma la storia. Facciamo in modo che i nostri figli conoscano il passato. Molti uomini e donne prima di noi hanno lottato una vita, in condizioni difficilissime, per diventare autori della propria esistenza e non attori di un copione scritto da altri. Dimenticandoli ci appropriamo del copione scritto da loro e lo interpretiamo da pessimi attori perché non sappiamo cosa stiamo recitando. Non è tempo di tronfia retorica ma di un nuovo Risorgimento.
Auguri a tutti gli Italiani ovunque essi siano

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 15/03/2011 alle ore 07:49:10
Le parolacce,
Noi adulti spesso diciamo che i bambini non sanno parlare, non hanno interessi e conoscenze. A quanto pare invece i bambini sanno esprimersi bene, e anche troppo: con le parolacce, però. A dare il cattivo esempio non è più l’ambiente esterno ma la famiglia o per lo meno nell’ambito famigliare. Oltre a questo la televisione trasgredisce sempre di più con parole indecenti specie nelle ore che i bambini guardano la TV.
Il turpiloquio è diventato comune, legittimato dalla famiglia e dai media. Molto dipende dall’ambiente in cui si vive, certo; ma preoccupa che una volta le persone serie, nobili, importanti, non usavano parole proibite, oggi invece tutto è ammesso tutto è cambiato.
Per i bambini le parolacce non sono spontanee come per chi ha un passato in ambienti difficili; se le usano, vuol dire che le sentono. Ovviamente devono uscire, confrontarsi, conoscere altre persone; da fuori possono venire parole proibite, ma un tempo i genitori erano pronti a cogliere e redarguire. Oggi, invece, si sente il turpiloquio anche e soprattutto in casa. Forse è perché i genitori non crescono più: preferiscono declassarsi ad amici, preferiscono sentirsi giovani come i figli ed avere le stesse possibilità, lasciando da parte le proprie responsabilità.
Per chi si definisce cristiano, andrebbe messa una mano sulla coscienza e nel caso sulla bocca.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 14/03/2011 alle ore 10:19:49
Sono tornato dal paradiso

Dal mio viaggio di lavoro in Africa. Purtroppo in questo grande continente ci sono difficoltà con internet per cui ero fuori dal mondo , fuori dalle notizie , mi è sembrato di essere uscito da un coma durato due settimane , però………...ho vissuto delle esperienze fantastiche grazie alle persone incontrate per strada ed ai luoghi idilliaci che ho visitato. La maggior parte delle volte ho dormito e vissuto nei piccoli villaggi , e ho imparato un sacco di cose sulle varie culture che si incontrano su questo continente africano.

In questi giorni ho meditato molto, mettendo in confronto la nostra mentalità, la nostra civiltà, la nostra realtà, il nostro sistema industriale/commerciale con quella di queste popolazioni africane, ho vissuto i drammi delle guerre che infiammano tutta l’area mediterranea e sono arrivato a queste conclusioni personali ,sul l’uomo e cosa fa l’uomo della terra per sopravvivere:
l'uomo è come creta, è plasmabile e prende facilmente la forma che gli si vuol dare, da ciò è evidente la capitale importanza dell'educazione e della formazione;
l'uomo è spinto da alcuni moventi psicologici detti "istinti primari" : l'istinto di sopravvivenza individuale, l'istinto di sopravvivenza della specie, l'istinto di potenza ;
L'uomo è inoltre un animale "sociale", ossia, come i cavalli o i lupi , tende a vivere con altri umani, cioè in "branco". Da questo deriva quella specie di "paura" che l'uomo ha, nel prendere scelte autonome che lo distanzino dal gruppo e gli facciano temere di restare isolato, senza gruppo o senza branco di riferimento.
Gli uomini piccoli, i bambini, sono istruiti quindi a seguire i comportamenti del primo branco di riferimento: la famiglia: ciò comporta il duplice vantaggio di avere un nuovo elemento nel branco, che dia più forza al branco stesso, e dà forza al piccolo che da solo non ha la forza di sopravvivere. Se il piccolo diventa un adulto troppo individualizzato destabilizza il branco e lo indebolisce: è disapprovato dal branco e crea fastidio e scompiglio. La società italiana è un grande branco, con i capibranco che hanno "formato" i vari sotto capi branco in modo da trasformare tutti i componenti-base del branco in un modo utile al capo-branco: i giornali, le radio, le televisioni, che un tempo hanno contribuito a diffondere in tutta la penisola la lingua italiana (prima prevalevano i dialetti), hanno, purtroppo, contribuito moltissimo a spegnere alcune importanti attività intellettuali quali la osservazione critica, il pensiero indipendente, il coraggio di essere contrari al comportamento di moda.
Si sono inoltre abbandonati certi modi di affrontare la realtà / vita : non ha più peso l' onestà , prevale la furbizia, non vale più il rispetto e la considerazione del prossimo, vale piuttosto l'abilità di manipolare. Abbiamo parlato prima di "istinto di Potenza" : è quello che anima quasi tutti i capi Stati mondiali. La forza trainante ai comportamenti di tutti questi capi del Pianeta è il denaro. DENARO = POTENZA.
L'altro istinto primario, di sopravvivenza della specie, si concretizza con la riproduzione, che ha come sottoprodotto il piacere sessuale. Nell'attuale momento il desiderio del piacere e di potenza si esprime attraverso uno smodato desiderio di attività sessuale, che diventa addirittura perverso ed aberrante: pedofilia, prostituzione. Non esiste attualmente un'ideologia abbastanza forte da raccogliere intorno a se tante persone così da creare un grande branco in controtendenza: i mezzi di comunicazione di massa di cui ho parlato sopra hanno enormemente diluito le capacità intellettuali e le aspirazioni spirituali degli elementi base del branco che è stato volutamente abbrutito per non creare scompigli fastidiosi.
Sono stati tutti persuasi che ciò che vale è il DENARO, anche se ciò comporta la distruzione del pianeta e la perversa crudeltà verso il mondo animale e verso l'ambiente meraviglioso che è la nostra Terra.

Giovannino Bearzi

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