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Libro degli Ospiti
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Messaggi presenti: 605 - Pagina 80 di 121
   Messaggio inviato il 15/03/2011 alle ore 07:49:10
Le parolacce,
Noi adulti spesso diciamo che i bambini non sanno parlare, non hanno interessi e conoscenze. A quanto pare invece i bambini sanno esprimersi bene, e anche troppo: con le parolacce, però. A dare il cattivo esempio non è più l’ambiente esterno ma la famiglia o per lo meno nell’ambito famigliare. Oltre a questo la televisione trasgredisce sempre di più con parole indecenti specie nelle ore che i bambini guardano la TV.
Il turpiloquio è diventato comune, legittimato dalla famiglia e dai media. Molto dipende dall’ambiente in cui si vive, certo; ma preoccupa che una volta le persone serie, nobili, importanti, non usavano parole proibite, oggi invece tutto è ammesso tutto è cambiato.
Per i bambini le parolacce non sono spontanee come per chi ha un passato in ambienti difficili; se le usano, vuol dire che le sentono. Ovviamente devono uscire, confrontarsi, conoscere altre persone; da fuori possono venire parole proibite, ma un tempo i genitori erano pronti a cogliere e redarguire. Oggi, invece, si sente il turpiloquio anche e soprattutto in casa. Forse è perché i genitori non crescono più: preferiscono declassarsi ad amici, preferiscono sentirsi giovani come i figli ed avere le stesse possibilità, lasciando da parte le proprie responsabilità.
Per chi si definisce cristiano, andrebbe messa una mano sulla coscienza e nel caso sulla bocca.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 14/03/2011 alle ore 10:19:49
Sono tornato dal paradiso

Dal mio viaggio di lavoro in Africa. Purtroppo in questo grande continente ci sono difficoltà con internet per cui ero fuori dal mondo , fuori dalle notizie , mi è sembrato di essere uscito da un coma durato due settimane , però………...ho vissuto delle esperienze fantastiche grazie alle persone incontrate per strada ed ai luoghi idilliaci che ho visitato. La maggior parte delle volte ho dormito e vissuto nei piccoli villaggi , e ho imparato un sacco di cose sulle varie culture che si incontrano su questo continente africano.

In questi giorni ho meditato molto, mettendo in confronto la nostra mentalità, la nostra civiltà, la nostra realtà, il nostro sistema industriale/commerciale con quella di queste popolazioni africane, ho vissuto i drammi delle guerre che infiammano tutta l’area mediterranea e sono arrivato a queste conclusioni personali ,sul l’uomo e cosa fa l’uomo della terra per sopravvivere:
l'uomo è come creta, è plasmabile e prende facilmente la forma che gli si vuol dare, da ciò è evidente la capitale importanza dell'educazione e della formazione;
l'uomo è spinto da alcuni moventi psicologici detti "istinti primari" : l'istinto di sopravvivenza individuale, l'istinto di sopravvivenza della specie, l'istinto di potenza ;
L'uomo è inoltre un animale "sociale", ossia, come i cavalli o i lupi , tende a vivere con altri umani, cioè in "branco". Da questo deriva quella specie di "paura" che l'uomo ha, nel prendere scelte autonome che lo distanzino dal gruppo e gli facciano temere di restare isolato, senza gruppo o senza branco di riferimento.
Gli uomini piccoli, i bambini, sono istruiti quindi a seguire i comportamenti del primo branco di riferimento: la famiglia: ciò comporta il duplice vantaggio di avere un nuovo elemento nel branco, che dia più forza al branco stesso, e dà forza al piccolo che da solo non ha la forza di sopravvivere. Se il piccolo diventa un adulto troppo individualizzato destabilizza il branco e lo indebolisce: è disapprovato dal branco e crea fastidio e scompiglio. La società italiana è un grande branco, con i capibranco che hanno "formato" i vari sotto capi branco in modo da trasformare tutti i componenti-base del branco in un modo utile al capo-branco: i giornali, le radio, le televisioni, che un tempo hanno contribuito a diffondere in tutta la penisola la lingua italiana (prima prevalevano i dialetti), hanno, purtroppo, contribuito moltissimo a spegnere alcune importanti attività intellettuali quali la osservazione critica, il pensiero indipendente, il coraggio di essere contrari al comportamento di moda.
Si sono inoltre abbandonati certi modi di affrontare la realtà / vita : non ha più peso l' onestà , prevale la furbizia, non vale più il rispetto e la considerazione del prossimo, vale piuttosto l'abilità di manipolare. Abbiamo parlato prima di "istinto di Potenza" : è quello che anima quasi tutti i capi Stati mondiali. La forza trainante ai comportamenti di tutti questi capi del Pianeta è il denaro. DENARO = POTENZA.
L'altro istinto primario, di sopravvivenza della specie, si concretizza con la riproduzione, che ha come sottoprodotto il piacere sessuale. Nell'attuale momento il desiderio del piacere e di potenza si esprime attraverso uno smodato desiderio di attività sessuale, che diventa addirittura perverso ed aberrante: pedofilia, prostituzione. Non esiste attualmente un'ideologia abbastanza forte da raccogliere intorno a se tante persone così da creare un grande branco in controtendenza: i mezzi di comunicazione di massa di cui ho parlato sopra hanno enormemente diluito le capacità intellettuali e le aspirazioni spirituali degli elementi base del branco che è stato volutamente abbrutito per non creare scompigli fastidiosi.
Sono stati tutti persuasi che ciò che vale è il DENARO, anche se ciò comporta la distruzione del pianeta e la perversa crudeltà verso il mondo animale e verso l'ambiente meraviglioso che è la nostra Terra.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 09/03/2011 alle ore 16:00:41
"Loro non sanno com'è facile,
innamorarsi si una come te,
piuttosto che morire immobile,
meglio morire di te".

Ciao Bambolina

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 22/02/2011 alle ore 22:00:55
mi raccomando torna presto dal tuo viaggio aventuroso in tal modo potrai liberarci la mente coi tuoi racconti, sei forte Giovannino mandi

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 22/02/2011 alle ore 20:31:07
Dotris, viners i torni dopo un poc chi no vignivi...I sai che no tu ti sos ofindut e chi tu sos li chi tu mi spetis...Il GNO PAIS, IL GNO PARADIS, na che mi sinti me stes, na che dut al a il so savor e la so storia. Ti puarti tal gno cur, simpri na chi vadi e no l'è puest al mond plui biel di te.

codul lontan

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