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Libro degli Ospiti
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   Messaggio inviato il 23/01/2011 alle ore 17:22:44
IL MODO DI USARE I TERMINI OGGI
Voi lettori del sito cosa ne pensate di come vengono usare le parole da noi italiani, dove per dire una professione cambiamo il significato. E allora tutti bravi a ricorrere il giro di parole, poi abbiamo preso piede nel scrivere e parlare con termini stranieri che alle volte non conosciamo il significato oppure le usiamo o li usiamo male .
Attenzione non voglio fare polemica è solo per fare delle precisazioni, di come siamo fatti noi, tutto li.
Esempio:
il termine: "invalido". Invalido era una parola "nobile", circondata da rispetto e comprensione. Una volta, c’erano i monumenti all’invalido, c’erano i posti riservati sugli autobus e i parcheggi erano rispettati solo per loro……. poi, improvvisamente è diventata una parola vergognosa, da non pronunziare. L’invalido è passato attraverso diverse e sempre più stupide denominazioni: è diventato "handicappato", poi "disabile", poi "diversamente abile". Non parliamo poi del resto! Il sordo è un "non udente"; il cieco è un "non vedente"; l’infermiere, anche se magari è un semplice portantino, è un "paramedico"; il netturbino "un operatore ecologico". La cameriera (antica denominazione delle case signorili) è ora la "collaboratrice familiare", anzi, poiché il termine era troppo lungo è stato abbreviato nell’orrendo "colf".
potrei andare avanti , va be’ voi direte, ma in fondo sono forme cortesi, di educazione .
io dico ,come cambia il mondo………………………

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 19/01/2011 alle ore 16:50:05
La Polenta di mia nonna.

La polenta come la si faceva una volta...sul fuoco a legna e con il paiolo in ghisa.
Ingredienti:
- acqua circa 4 litri
- 1 kg di farina gialla di quella vera.....
- sale

Preparazione:
Mettete in un paiolo di ghisa l’ acqua e mettere sul fuoco a legna a bollire.
Quando bolle aggiungete sale, buttare una parte di farina, fare una croce con il mestolo ed aspettare un momento che riprenda il bollire, poi mescolare bene affinché si stemperi ed aggiungete ancora farina continuando a mescolare .
Mescolate velocemente e con forza in modo che non si formino i grumi, cuocete mescolando, mantenete la fiamma alta fino a che la polenta non si sarà indurita dopodiché abbassate le fiamma.
Dopo circa 45 minuti la polenta è pronta.
Versate la polenta su tagliere di legno, tagliare con lo spago a fette e poi…..
Servite ben calda.

Ei ragazzi poi ognuno il suo metodo, il mio povero amico Silvano mi metteva anche un pezzo di pane vecchio prima della farina e vi assicuro che era ottima.
Perché non fate anche la vostra ricetta.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 17/01/2011 alle ore 14:37:46
Noi di una volta
Perchè la vita è fatta anche di piccole cose e ricordi apparentemente insignificanti......
Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi, quelli di una volta.
Noi non abbiamo fatto la Guerra, siamo nati subito dopo, però abbiamo visto lo sbarco sulla luna, abbiamo vissuto gli anni di piombo, abbiamo votato il referendum per l'aborto e il divorzio.
Abbiamo vissuto direttamente il '68 con ideali sani anche se troppo giovani per capire la realtà, però eravamo .
Babbo Natale non esisteva e Gesù Bambino ci portava quattro noci e due mele , e al primo dell’anno si andava a casa per casa a bussare e dire “ Buon dì buon principio la buona mano a mi”.
Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a nascondino o liberi e la TV era in bianco e nero si andava al C.R.A.L e per vederla si dovevano prendere le golie o qualcosa d’altro..
Abbiamo indossato pantaloni corti anche d’inverno fino alla comunione e nei piedi sempre i “scarpes”.
Non si conoscevano i spinelli...andavamo a scuola e fumavamo le liane ” blaudins”
Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo vissuto la guerra del Vietnam e la guerra fredda con la Russia.Abbiamo vissuto l’austerità e la domenica tutti a piedi. Siamo l’ultima generazione che si andava in ferie con la seicento con portapacchi caricato al massimo e la domenica in giro con la vespa in mezzo a papà e mamma.
Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino.
Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti e si frenava con i piedi perche avevamo tolto i paraspruzzi.
Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale.
Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella di cartone che di inverno si usava giù per i prati per scendere più velocemente.
Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Non si beveva l’acqua minerale gasata.
Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto e d’inverno avevamo i piedi pieni di geloni.
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere però nella semplicità abbiamo avuto una vita da bambini vera , sana, altruista che oggi purtroppo nessuno dei nostri nipoti o figli sanno cosa vuol dire.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 13/01/2011 alle ore 18:02:29
RISPETTIAMO GLI AMICI ANIMALI
È segno di civiltà di un popolo rispettare gli animali e riconoscere il loro diritto a vivere secondo la loro natura. Non si può pretendere che tutti li amino, ma si può pretendere che tutti li rispettino. Io credo comunque che chi non li ama non li conosce e si rifiuta di conoscerli per una serie di pregiudizi, forse risalenti a brutte esperienze.....Non è ammissibile regalare un cucciolo al proprio figlio e poi quando comincia a crescere e crea problemi in appartamento ,abbandonarlo per strada.
Vi ricordo che , a molte persone anziane, rimaste sole, la compagnia di un cane o di un gatto dà uno scopo alla vita, diventa “la famiglia”. Un animale è pronto a dare moltissimo affetto in cambio di un po’ di cibo, di un rifugio, di una carezza. Anche gli animali soffrono come noi, non hanno la parola, però sono capaci di affetto e di solidarietà coi loro cuccioli e coi loro simili come e più di noi. Chi li conosce sa quanto siamo simili a loro, con le nostre gelosie, i nostri egoismi, la difesa del nostro territorio. Gli animali sono i nostri fratelli minori, che dividono con noi la vita su questo pianeta; anche verso di loro deve valere il rispetto e la considerazione. Voler bene ad un animale senza maltrattarlo oltre ad essere segno di civiltà e segno di altruismo verso qualcuno che non pretende niente ma da molto.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 11/01/2011 alle ore 08:15:49
Nonno Tobia
Mi piaceva molto ascoltare le storie che mi raccontava mio nonno Tobia. Non erano favole, quelle me le raccontava ma storie di vita passata ma vissuta con voglia di vivere anche se erano periodi neri di miseria e l’unico sostento famigliare era la mucca ed il maiale. I racconti che mi piacevano di più, erano quelli che riguardavano il periodo più importante della sua vita: quello che gli accadde tra il 1915 e il 1918. Ricordarmi, quindi di quei racconti veri di quasi 100 anni fa mi fa ancora rabbrividire e mi entusiasma.
Mio nonno era un muratore povero che viveva a Oltris , e’ sempre stato dignitoso ed è riuscito ad allevare ben cinque figli , rimasto vedovo giovane a 42 anni con quattro figli si è risposato e è riuscito a portare avanti il suo compito di padre e di nonno subendo due guerre ed tutto il periodo fascista. Politicamente non si è mai schierato anche se era di fede socialista.
Con la morte nel cuore, era sposato con una figlia, dovette partire per il fronte a combattere gli Austriaci nella prima guerra mondiale. Fu una guerra terribile soprattutto per i poveri soldati che, come nonno Tobia , si trovarono in prima linea, lui ha combattuto sul monte Grappa. Visse anni dentro le trincee, al freddo, alle intemperie, sempre col pericolo costante di morire nei combattimenti o per i bombardamenti. La sofferenza più grande però era stare lontano dalla sua famiglia dal suo paese. Mi ricordo che mi raccontava sempre che lo avevano mandato assieme ad un commilitone a prendere vettovaglie e tornando al fronte i tedeschi buttarono il gas lui si salvo anche senza maschera perchè appena si sono accorti della minaccia si sono buttati con la faccia in uno stagno a filo d’acqua e cosi il gas rimanendo più alto dell’acqua potevano respirare fino a quando non si è liquefatto.
Nonno Tobia al fronte si comportò sempre coraggiosamente ed è stato Cavaliere di Vittorio Veneto.

Giovannino Bearzi

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