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Libro degli Ospiti
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   Messaggio inviato il 21/03/2011 alle ore 10:48:52
LIBIA che desolazione……….
Si continua a creare quel clima di insicurezza che potrebbe sfociare nella terza guerra mondiale. Qui si sta rischiando grosso. Siamo partiti qualche mese fa con la rivoluzione in Tunisia poi in Egitto che si è riflessa poi in un indebolimento dei Governi della Libia , dell’Arabia Saudita, Del Baharain e non ultimo dell’Iran. Secondo me abbandoniamo la paura dell’estremismo islamico e della rivoluzione stile iraniano o eventuali tentacoli di Al Qaida, che e’ stranamente la propaganda adottata da Gheddafi per giustificare il massacro ordinato contro il suo stesso popolo. Questo intervento armato e’ totalmente irresponsabile poiché ha l’obiettivo di rilanciare l’insurrezione in Bengasi e in tutte le altre città che si sono rivoltate contro Gheddafi, per ristabilire il precedente ordine senza Gheddafi per difendere gli interessi occidentali, Italia in prima fila.
Questo è molto ma molto pericoloso potrebbe innescare una rivoluzione in tutto il Nord Africa e noi siamo la nazione più vicina a loro. Io avrei optato per una risoluzione di placare gli animi con mediazioni internazionali che sono state fatte fino ad oggi in modo blando.
Scusate la mia riflessione di uomo che abituato a girare il mondo che sia mussulmano cattolico, induista ecc. non riesco a capire quale è la differenza che l'ONU riscontra per intervenire negli affari interni di uno stato quale quello libico rispetto alla indifferenza dimostrata in occasione della ribellione della popolazione irlandese del Regno Unito o delle battaglie interne sanguinarie dei paesi africani.
Non vi sembra normale che un governo contrasti, anche con le armi , una secessione interna alla propria terra? qualcuno può tentare di spiegarmelo?
Comunque giusto o sbagliato che sia, bisognava usare un’altra strategia, quella diplomatica. Ciò che mi fa veramente pensare e ragionare è il fatto che siamo nel 2011 ed è impensabile che possano risolversi i problemi facendo una guerra! Con le armi a disposizione che si hanno oggi i danni sono enormi e chi ci rimette in ogni caso è la popolazione inerme donne,vecchi e bambini . Spero che si diano una calmata tutti e che cerchino di trovare una soluzione più pacifica senza armi di distruzione discutendo attorno ad un tavolo da uomini civili .

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 18/03/2011 alle ore 17:21:17
Il terremoto tsunami ha messo in ginocchio il Giappone.
Adesso tutti si sentono dei giudici giudicando le cose negative successe in questo meraviglioso paese che io ho avuto la fortuna di visitare e di lavorare con molti di questi ingegneri.
Quindi mi sento in dovere di dare anche una mia opinione e dire che è un popolo meraviglioso secondo me il primo al mondo per quanto riguarda la tecnologia ma in particolare per la serietà e il saper controllare l’istinto, non è un popolo individualista ma loro sono istruiti fino dai primi rudimentali insegnamenti a stare in società . Adesso ci troviamo che la crisi nipponica sta scuotendo tutto il mondo, nei modi più disparati e con delle considerazioni a tutti i livelli. I fatalisti parlano della fine del mondo, i giornalisti politicizzati parlano della cattiva gestione del governo, riferendosi alla proposta degli impianti nucleari su suolo italiano per tema di instradare l’opinione pubblica verso la bieca rinuncia di prese di posizione; le organizzazioni umanitarie sono fuorviate dalle scarse informazioni della situazione disastrosa in cui il Paese del Sol Levante si trova, giacché la loro attenzione è veicolata verso altri fatti e l’economia giapponese ovviamente sprofonda a livelli paurosi, insostenibili per qualsiasi altro Paese.
C’è da considerare i fatti, non le opinioni. Bisogna considerare i fatti, senza lasciarsi trasportare dalle emozioni di giudizi affrettati e dalla preoccupazione di quanto un pensiero possa essere compromettente per la nostra anima. E i fatti sono semplici, ancorché terribili. Un terremoto di proporzioni bibliche si è verificato al largo delle coste di una delle tre isole principali nipponiche, quella più grande, quella su cui dorme e si sveglia la capitale Tokio. Il terremoto, che sarebbe una calamità distruttiva incredibile in qualsiasi altro Paese, ha fatto danni ma non più di qualche strada spaccata, poche unità di persone schiacciate sotto i detriti, una diga straripata che ha invaso tre paesini della campagna. Il problema vero è stato lo tsunami, un muro d’acqua devastante (più di dieci metri di altezza) che si è riversato in maniera distruttiva sulle spiagge, travolgendo ogni cosa nel raggio di molti chilometri e uccidendo migliaia di persone. Fabbriche, case, strade, scuole, campi. Tutto questo ora non esiste più. La vita di moltissimi giapponesi è stata presa in modo violento, e niente gliela ridarà indietro. Questi sono i fatti.
E ora veniamo a un paio di considerazioni. Tutta l’attenzione mediatica, che dovrebbe essere rivolta ai tentativi di arginare i disastri, agli sforzi di ripartenza di un Paese in ginocchio, alle prove di comunicazione internazionale in cerca di aiuti viene invece convogliata verso il pericolo nucleare. Questo succede per un semplice motivo. Alla stampa non interessano i morti, i disastri, le calamità (anche se in effetti fanno comodo, visto il picco di domanda dei quotidiani e di share televisivo per i TG nazionali); interessano invece solamente le ripercussioni possibili della calamità stessa sul mondo occidentale. In realtà, anche nel caso di un’esplosione, una nuova Chernobyl (con tanto di assunzione di iodio e di divieto di mangiare l’insalata) è assolutamente esclusa, in quanto le condizioni atmosferiche, la distanza e la forza dei venti impedirebbero alla nube atomica di provocare danni. Questo però è evidentemente inaccettabile..
I media tradizionali (quelli che hanno parlato per 4 mesi di Yara, per 2 anni dei vicini di Erba o di un rigore sbagliato in finale di coppa del mondo) preferiscono evidentemente comunicare informazioni sbagliate, fuorvianti, politicizzate, piuttosto che comunicare semplicemente la verità, i fatti. Non voglio fare polemica, ma atteniamoci alle vere realtà. Io ho stima di tutti e le opinioni purché serie e costruttive le condivido sempre, quindi andrei cauto nel fare polveroni sul nucleare , si tende a strumentalizzare cosa è successo in Giappone……………

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 17/03/2011 alle ore 21:08:09
Informativa sui Burba,
mi scuso per il ritardo nel dare delle informazioni , mi ha incuriosito lo scritto di Patrizia del 17 02 2011 , ho fatto una breve ricerca perché mi ricordavo di un libro pubblicato nel 2002 dalla Società filologica Friulana ,dove si parla del collegamento tra i Burba di Teor e quelli di Oltris. Nella mia Biblioteca ho trovato il libro che trattano il ceppo dei Burba.
Il libro è “ CORSAR E CAMINAR”nella tradizione tessile friulana “ I TACAMENTI DEI BURBA” scritto da Attiliana Argentieri Zanetti e Anita Salvador Burba .
Sono due libri piu un appendice con un pezzo di stoffa “IL PAJON DELLA FAMIGLIA BURBA, E’ stato fatto un ottimo lavoro di ricerca sui spostamenti dei Burba tra la montagna e la pianura , per cui consiglio di leggere il libro, così la Signora Patrizia può avere una traccia più chiara delle origini del suo Cognome.

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 17/03/2011 alle ore 08:55:11
150 anni Unità d’Italia
Oggi si festeggiano i 150 anni dell' Unità d'Italia, proclamata ufficialmente il 17 marzo 1861 quando Vittorio Emanuele II è stato nominato Re d'Italia "per grazia di Dio e volontà della nazione".
Straordinaria occasione per ricordare con i nostri figli le migliaia di giovani della Penisola che si sacrificarono per realizzare un sogno che rimane, in parte, tale. L' identità nazionale non dovrebbe essere in contrasto con il federalismo né con la convivenza pacifica con altri popoli. Non siamo utili a noi stessi e agli altri se dimentichiamo o ignoriamo le radici. Non si tratta di idealizzare il nostro passato che, come quello di altre nazioni, non è privo di gravi errori. Si tratta di ammettere che la mancanza di identità rende deboli nei consessi locale e internazionale e che un' identità aggressiva in competizione con quelle altrui è portatrice di tensioni anche gravissime. Siamo stati esortati a non dimenticare che siamo un' umanità di vivi e di morti, che la nostra identità si rafforza nella comunione con chi ci ha preceduto. Non è la cronaca che ci identifica, ma la storia. Facciamo in modo che i nostri figli conoscano il passato. Molti uomini e donne prima di noi hanno lottato una vita, in condizioni difficilissime, per diventare autori della propria esistenza e non attori di un copione scritto da altri. Dimenticandoli ci appropriamo del copione scritto da loro e lo interpretiamo da pessimi attori perché non sappiamo cosa stiamo recitando. Non è tempo di tronfia retorica ma di un nuovo Risorgimento.
Auguri a tutti gli Italiani ovunque essi siano

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 15/03/2011 alle ore 07:49:10
Le parolacce,
Noi adulti spesso diciamo che i bambini non sanno parlare, non hanno interessi e conoscenze. A quanto pare invece i bambini sanno esprimersi bene, e anche troppo: con le parolacce, però. A dare il cattivo esempio non è più l’ambiente esterno ma la famiglia o per lo meno nell’ambito famigliare. Oltre a questo la televisione trasgredisce sempre di più con parole indecenti specie nelle ore che i bambini guardano la TV.
Il turpiloquio è diventato comune, legittimato dalla famiglia e dai media. Molto dipende dall’ambiente in cui si vive, certo; ma preoccupa che una volta le persone serie, nobili, importanti, non usavano parole proibite, oggi invece tutto è ammesso tutto è cambiato.
Per i bambini le parolacce non sono spontanee come per chi ha un passato in ambienti difficili; se le usano, vuol dire che le sentono. Ovviamente devono uscire, confrontarsi, conoscere altre persone; da fuori possono venire parole proibite, ma un tempo i genitori erano pronti a cogliere e redarguire. Oggi, invece, si sente il turpiloquio anche e soprattutto in casa. Forse è perché i genitori non crescono più: preferiscono declassarsi ad amici, preferiscono sentirsi giovani come i figli ed avere le stesse possibilità, lasciando da parte le proprie responsabilità.
Per chi si definisce cristiano, andrebbe messa una mano sulla coscienza e nel caso sulla bocca.

Giovannino Bearzi

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