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Libro degli Ospiti
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   Messaggio inviato il 23/09/2010 alle ore 19:27:35
L’ANIMA DEGLI OGGETTI
Parlare oggi, nell’epoca dell’informatica e dell’automazione, dell’anima degli oggetti che convivono con l’uomo nel panorama della vita quotidiana sembra una cosa non fattibile o paradossale. Eppure esiste nel rapporto fra l’oggetto e l’uomo qualcosa in più che non è una semplice relazione tra forma e funzione.
Quando l’oggetto viene messo in circolazione,viene quasi il fatto di dire in circolo come il sangue nelle arterie della società, insieme al riconoscimento pratico della sua utilità e si istaura con l’uomo un processo affettivo duraturo nel tempo e allo stesso tempo di dipendenza reciproca che, da parte nostra si identifica in un sentimento simile all’ affetto, al gusto di avere le cose.
Gli oggetti ci comunicano esperienze, con gli oggetti si vive, si parla , ci si arrabbia. L’oggetto è capace di metterci in crisi se manca prontamente al nostro appello o ci resiste inceppando il suo meccanismo abitudinario. L’oggetto è dunque capace di una propria vita, di una propria anima, complessa come il suo destino spesso imprevedibile e sfuggente, ambiguo per le valenze simboliche di cui ha il potere di caricarsi.
E’ comprensibile perciò che la stretta aderenza dell’oggetto, nel senso più inclusivo ed al contempo più esclusivo del termine,all’arco vitale dell’uomo e al suo comportamento, obblighi le varie categorie del design alla coscienza di un impegno sempre più attento ed attuale sia nei confronti di una Società con molte esigenze ed in rapidissimo sviluppo, sia nei confronti dell’evoluzione economica e industriale, tecnica e scientifica.
Tutto ciò risulta particolarmente vero se si pensa che l’uomo contemporaneo del 2010 , assillato com’è dal tarlo del consumismo non ha più capacità di pensare e assaporare in se le proprie nozioni di tempo e di spazio. Un impegno difficile, dunque quello del design,ricco di stimoli, deciso ad agire all’interno della realtà, ad individuare metodi che , tengono fede all’aspetto culturale del progetto a far viere il progetto/oggetto e che non influisca negativamente sul diritto dell’esistenza.
Oggi la necessità e che i desideri degli uomini occupino aree ben più ampie , quali : antagonismo,competitività che conquistano e diventano spazi vissuti da una collettività che si identifica nell’individuo vincente. Con tutto ciò si evidenzia che gli oggetti hanno un anima a dimostrazione che questo vuol dire progresso e civiltà economica e pratica di vita.

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 23/09/2010 alle ore 12:25:38
Grande uomo che ha fatto storia ad Ampezzo,
Claudio Trojero Sindaco di Ampezzo, grande personaggio del nostro paese, ho avuto la fortuna di averlo come maestro di vita e di condividere con lui anche se a quel tempo ero molto giovane , le scelte strategiche di governare una realtà importante sia a livello industriale che nella ricostruzione dopo il terremoto del 6 maggio 1976. Mi sono reso conto e capito che Claudio ha dato il massimo per gli interessi della comunità e la serietà di come fare le cose è stato il suo cavallo di battaglia.
Queste sono le persone che hanno trascurato la famiglia per il bene del Prossimo, valori importanti che alle volte si riscoprono troppo tardi. Non finirò mai di dire, che questo modello di persona va emulato ed esportato ovunque serva ,sarà stato una coincidenza di grande amministratore che ci ha governato, ma io che ho vissuto politicamente quel periodo dico che tutti indistintamente abbiamo dimostrato il valore della nostra serietà sia sul livello professionale ma in particolare nel modo di gestire gli interessi dell’intera comunità.
Oggi , purtroppo , ad Ampezzo abbiamo perso un po’ di tutto questo, sicuramente i nostri amministratori mettono veramente il massimo dell’impegno che essi siano di destra o sinistra, però, manca la materia prima…………non ci sono più soldi, mancano finanziamenti, mancano investitori sul territorio ed i pochi industriali o artigiani arrancano per stare a galla .
C’è bisogno di rilanciare il turismo, c’è bisogno di accorpare le amministrazioni in un'unica di vallata, c’è bisogno di portare la piccola industria, c’è bisogno di rilanciare l’artigianato , c’è bisogno che il nostro Governo Regionale aiuti chi sta in montagna. Ricordate che un posto di lavoro perso sul nostro territorio montano vale come 5 posti di lavoro persi in pianura.
Meditate questo cari lettori, e commentate.

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 22/09/2010 alle ore 17:36:30
Tornare nell'antica casa dei nonni a Oltris e non trovare più la uva che dal pergolato mi difendeva nelle afose giornate estive della mia infanzia è stato come essere catapultato fuori dal tempo. Ho sentito una sospensione e una incapacità di capire se davvero avevo vissuto quell'infanzia e sentito quelli odori oppure se tutto era stato un sogno. Giunto al cancello ho perfino dubitato che le chiavi che avevo in mano potessero aprirlo sul serio. Ed invece la chiave è scivolata delicatamente,ha girato il meccanismo e la mano sinistra mi è andata automaticamente sotto la barra di mezzo per poter sollevare il cancello quei pochi millimetri per far scattare del tutto il meccanismo. Reminiscenze di vita quotidiana...e poi...poi è stato come tuffarsi indietro di quasi trenta anni. Il cigolio della"chiave grande" della porta d'ingresso,il cui chiavistello era stato aggiunto da mio padre in quanto quello vecchio si era rotto dalla ruggine . E l'interruttore della luce dell'ingresso!?Mi sembrava molto più in alto...e l'odore,quel'odore che non ha nome ma che è la mia vita passata;gli scuri chiusi e la casa in penombra come sempre e nonna che ogni giorno provava ad aprirle per far baciare anche le mura interne dalla luce...Quel silenzio,imperante anche in passato per rispetto di nonno che lavorava sempre in campagna o sporadicamente con qualche impresario edile, quando non andava con la carriola a piedi fino in Germania a fare la stagione. Ed intanto i miei giochi erano in silenzio,ovattati nella luce e nel rumore,oppure fuori nel cortile sotto la grande uva ..........Sento ancora il suono della radio,le lacrime dei primi "eterni" amori,sento ancora l'infrangersi dei piatti scivolati di mano alla nonna;sento ancora il rumore che faceva il rasoio del nonno mentre lo scuoteva nell'acqua del lavandino. Questi sono i ricordi del passato scolpiti nella mia memoria che porto sempre dentro di me.

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 17/09/2010 alle ore 14:07:25
LA MONTAGNA IN BOTTIGLIA (l’acqua è un bene comune)
Se guardate bene tra gli scaffali dei supermercati tra qualche settimana potrete cominciare a trovarvi un nuovo prodotto autentico e naturale: l’acqua minerale Dolomia, l’ultima scoperta della Val Cimoliana.
Provate a chiedere cosa ne pensano i 439 residenti del Comune di Cimolais, località montana della provincia di Pordenone: prima di raccogliere qualche perplessità dovrete scavare a fondo. D’altronde, raccontano testimoni affidabili, la prima sfornata di bottiglie regalata dalla neonata azienda alla popolazione, è andata a ruba. Le bottiglie sono rimaste sulla piazza del paese il tempo sufficiente per caricarle in macchina e ritornare dentro l’uscio di casa. L’Amministrazione Comunale, soddisfatta per il risultato, ha voluto ribadire l’iniziativa effettuando una seconda distribuzione, ufficializzata da comunicati ad ogni famiglia.
La lista civica al governo lo è già almeno da 2 mandati e alle ultime elezioni non ha avuto problemi a riconfermarsi: era l’unica lista candidata e tra i cavalli di battaglia portava proprio terminazione degli allacciamenti per l’acqua minerale. Così che far emergere le opposizioni è ancor più difficile: il paese è piccolo e, mormora qualcuno, è faticoso fermare poi le malelingue.
I dieci nuovi posti di lavoro, promossi dalla società Sorgente Valcimoliana S.r.l. sembrano essere la manna dal cielo per questa piccola comunità montana i cui abitanti diminuiscono di anno in anno. Non manca poi la promessa di guadagnarne presto di nuovi: c’è in ballo la possibile realizzazione di un impianto termale, come lascia comprendere Umberto Anolini, amministratore delegato della società e già direttore dello stabilimento termale di Bibione. Gli oltre 20 milioni di bottiglie previste l’anno contribuiranno poi, sempre secondo le uniche voci diffuse sui giornali, a rilanciare l’immagine del territorio in tutto il triveneto e saranno il biglietto da visita per i paesi stranieri in cui la “leggerissima” acqua sarà spedita.
Intanto il trasporto di bottiglie è l’unico elemento che ha destato la preoccupazione dei paesi vicini: ma la soluzione è arrivata ancora prima del problema, tutto sembra risolversi se c’è di mezzo la Sorgente Valcimoliana S.r.l.. Le bottiglie, dichiarano, viaggeranno di notte e le strade non saranno appesantite dai mezzi, inoltre è stato studiato un percorso tale da non sollevare ulteriori polemiche.
Ma se questa vicenda a leggerla sui giornali sembra tutta rose e fiori a guardarla bene non sembra poi tanto chiara. L’ acquedotto del paese è guarda caso, allacciato alle tubature dell’impianto di imbottigliamento. I lavori delle condutture sono stati benedetti quest’estate dal parroco del paese in persona e finanziati con fondi pubblici. Lo dichiara la stessa Sindaca d’altronde: la stessa acqua che finirà nelle bottiglie uscirà dai rubinetti di casa e quindi il vantaggio sarà doppio per i valcimoliani visto che non solo il loro portafoglio ne trarrà profitto, ma anche il loro lavandino. Non è che per caso si voglia far passare un intervento utile all’azienda come un “bene comune”?
Nel frattempo il vero bene comune per eccellenza continua ad essere sottratto dalle montagne friulane: già l’acqua Pradis del comune di Clauzetto è famosa nelle tavole dei pordenonesi in concorrenza alla Goccia di Carnia dei vicini udinesi. Per non parlare poi dell’acqua Paradiso, anch’essa prodotto del Made in Friuli. Eppure questo non frena lo spopolamento dei piccoli paesi montani della regione: dal 2001 al 2006 solo 10 comuni montani su 58 hanno aumentato il numero dei loro abitanti. Mandare 2 figli a scuola da Cimolais a Pordenone costa più di cento euro al mese solo in abbonamenti ai mezzi pubblici, per molte famiglie il lavoro si trova comunque a mezz’ora di macchina e spesso traslocare semplifica i disagi. Purtroppo ancora una volta gli unici che sembrano aver voglia di montagna sono gli astuti imprenditori: dalle cave ai nuovi impianti sciistici, dalle bottiglie alle terme non c’è acqua sufficiente a colmarne le seti.

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 16/09/2010 alle ore 10:19:42
OLTRIS
Con la mia macchina parto da Ampezzo , arrivo sul ponte dopo un chilometro , trovo un bivio , dico a mia moglie da che parte andiamo, mia figlia dice a sinistra , dopo 10 minuti, mi fermo davanti al parcheggio della chiesa , che spettacolo di paese, “Oltris”. Prendo la mia macchina digitale e ci incamminiamo per le vie del borgo. Che belle case che architettura non tanto violentata dall’uomo. Abbiamo incontrato poca gente pero quei pochi molto gentili e disponibili a rispondere alle nostre domande. Tutto pulito , tutto ordinato, nessun schiamazzo qui esiste pace e tranquillità. Balconi fioriti , abbiamo sentito il canto degli uccelli che noi in città abbiamo ormai dimenticato , come pure il canto del gallo che abbiamo interpretato come canto di benvenuto.
Dopo due ore siamo ritornati a casa , che ricordo. Questi sono i borghi da valorizzare, bisogna che i politici , gli enti ridiano vita . devono fare leggi appoppiate per permettete di rivivere in queste case.
Riaprire almeno un ambiente pubblico. Ci ritorniamo, mandi Oltris

Utente anonimo

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