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Libro degli Ospiti
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Messaggi presenti: 621 - Pagina 91 di 125
   Messaggio inviato il 27/09/2010 alle ore 19:07:37
Nonni
Non è una scelta quella di essere nonni. Si può decidere quando essere genitori, ma quando essere nonni proprio no. Dipende dai nostri figli, dalle loro scelte, dalle loro esigenze, dalle diverse variabili che definiscono la vita di ciascuno. Eppure, a differenza di tutte le altre “scelte obbligate”, diventare nonni è, quasi sempre, una “meravigliosa imposizione”. Perché il rapporto che nasce tra un nonno e il suo nipotino è davvero qualcosa di speciale. Tanto speciale da far dimenticare in un istante tutti i dubbi e le difficoltà legati all’avanzare dell’età.......modo di dire , noi siamo due giovani nonni.
Quando l’altro giorno siamo stati informati dalla mia futura Nuora e da mio Figlio che tra qualche mese diventiamo nonni la nostra gioia è stata immensa. Di notte che non dormiamo che bello un nipotino. Tanti pensieri ci sono volati per la mente , e questi nostri pensieri li voglio condividere con voi tutti che leggete :
Essere nonni vuol dire... accorgerti che qualcuno, gratuitamente, ti sta regalando il lifting al cuore.

Essere nonni vuol dire che...in casa dei nonni si salta, si canta, si balla, si gioca, si coccolano bambini perché per fortuna ora sono i genitori a dover essere severi.

Essere nonni vuol dire...ricominciare a giocare. Ricominciare a sognare, ricominciare a crescere.

Essere nonni vuol dire... avere un cuore per amare tanto, una pazienza che non ha fine, due braccia aperte pronte a coccolare e consolare, e un sorriso per incoraggiare, rasserenare e rassicurare.

Essere nonni vuol dire...avere finalmente la libertà di comportarsi come un bambino.

Essere nonni vuol dire...non avere più capelli, non avere tutti i denti ma sentire nell'animo tanta voglia di vivere e serbare nel cuore per tutti i propri cari tanto amore.

Essere nonni vuol dire... trovare sempre tempo per ascoltare condividere e giocare inventar favole e coccolare sorridere e anche un po' viziare.

Essere nonni vuol dire....avere un nipotino che non piange quando gli si rompe un giocattolo perché "tanto aggiusta il nonno...!"

Essere nonni vuol dire...vedere il futuro con ottimismo e il passato con ironia.

Essere nonni vuol dire... avere la fortuna di poter fare il lavoro piu' bello del mondo, gratificato dai sorrisi piu' piccoli e sinceri.

Essere nonni vuol dire...aver aggiunto vita agli anni e non anni alla vita.

Essere nonni vuol dire...avere finalmente la libertà di comportarsi come un bambino.

Essere nonno vuol dire..giocare con la play station!

Essere nonni vuol dire...nascondere una impertinente lacrima di commozione nel sentire: "Nonno, ti voglio tanto bene".

Essere nonno vuol dire...donare saggezza e ricevere allegria.

ecco questo ti dona un nipotino

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 25/09/2010 alle ore 11:59:08
MI PIACE MOLTO CHE NELLE PAGINE DI QUESTO SITO SI POSSANO LEGGERE MESSAGGI PREGNANTI DI SIGNIFICATI PROFONDI.
QUALCOSA SI STA MUOVENDO ED E' SEMPRE PIU' FORTE L' INTERESSE O LA RI-SCOPERTA DI MOLTI PER QUESTO MAGICO BORGO.
UN SALUTO AFFETTUOSO A TUTTO IL PAESE. M.ELENA

MARIA ELENA
   Messaggio inviato il 24/09/2010 alle ore 14:07:57
Cosa vuol dire felicità
“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa...”
Assenza di insoddisfazione e piacere connesso alla realizzazione di un desiderio sono solo alcuni esempi di felicità. Per la sua caratteristica di circostanzialità può essere riferita al presente, ma anche al passato quando si associa ad un ricordo, ma cosa più importante può essere riferita al futuro attraverso la proiezione delle conseguenze della sua realizzazione. Qualcuno ha detto……….: «L'uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po' di sicurezza», come se seguire regole e porre limiti equivarrebbe a limitare la nostra possibilità di essere felici costringendoci a rimandare o ancora peggio ad annullare definitivamente ciò che profondamente ci renderebbe felici. Allo stesso tempo ci porta a considerare che la tranquillità e le certezze raggiunte dalla nostra civiltà, possano essere segno di infelicità. Allora cosa ci permette di essere felici?
Prima di tutto per poter essere felici, dobbiamo essere in grado di capire cosa significa per noi questa emozione: Che peso gli diamo? Quanto ci crediamo? Quanto ci investiamo?
La felicità individuale viene disgiunta dal contesto storico in cui l'individuo si trova ad esprimersi. La felicità è diversa da persona a persona, ma in qualsiasi caso una vita senza felicità non merita di essere vissuta. Potremmo affermare che è dovere di tutti quanti pretendere di essere felici.
Le parole che usiamo quando comunichiamo esprimono in maniera precisa quello che sentiamo e quello che ci appresteremo a sentire: “mi sento di aver toccato il fondo” è uno degli esempi più forti rispetto ad uno stato di infelicità dalla quale è difficile uscire. Toccare il fondo vuole dire sentirsi schiacciati dagli eventi. Molto spesso equivale a non permettersi di trovare una via di uscita, rendendosi passivi a quello che accade. E' importante alimentare la fiamma della felicità perché il rischio è che altrimenti, questa fiamma
vada piano piano spegnendosi. Essere felici di quello che si fa e di quello che si è fatto; essere felici delle persone che si hanno vicino; essere felici delle occasioni che si hanno a disposizione. Essere felici significa essere capaci di volere bene perché si è capaci di volersi bene!
Questa è la mia filosofia, grazie perche voi mi rendete felici

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 23/09/2010 alle ore 19:27:35
L’ANIMA DEGLI OGGETTI
Parlare oggi, nell’epoca dell’informatica e dell’automazione, dell’anima degli oggetti che convivono con l’uomo nel panorama della vita quotidiana sembra una cosa non fattibile o paradossale. Eppure esiste nel rapporto fra l’oggetto e l’uomo qualcosa in più che non è una semplice relazione tra forma e funzione.
Quando l’oggetto viene messo in circolazione,viene quasi il fatto di dire in circolo come il sangue nelle arterie della società, insieme al riconoscimento pratico della sua utilità e si istaura con l’uomo un processo affettivo duraturo nel tempo e allo stesso tempo di dipendenza reciproca che, da parte nostra si identifica in un sentimento simile all’ affetto, al gusto di avere le cose.
Gli oggetti ci comunicano esperienze, con gli oggetti si vive, si parla , ci si arrabbia. L’oggetto è capace di metterci in crisi se manca prontamente al nostro appello o ci resiste inceppando il suo meccanismo abitudinario. L’oggetto è dunque capace di una propria vita, di una propria anima, complessa come il suo destino spesso imprevedibile e sfuggente, ambiguo per le valenze simboliche di cui ha il potere di caricarsi.
E’ comprensibile perciò che la stretta aderenza dell’oggetto, nel senso più inclusivo ed al contempo più esclusivo del termine,all’arco vitale dell’uomo e al suo comportamento, obblighi le varie categorie del design alla coscienza di un impegno sempre più attento ed attuale sia nei confronti di una Società con molte esigenze ed in rapidissimo sviluppo, sia nei confronti dell’evoluzione economica e industriale, tecnica e scientifica.
Tutto ciò risulta particolarmente vero se si pensa che l’uomo contemporaneo del 2010 , assillato com’è dal tarlo del consumismo non ha più capacità di pensare e assaporare in se le proprie nozioni di tempo e di spazio. Un impegno difficile, dunque quello del design,ricco di stimoli, deciso ad agire all’interno della realtà, ad individuare metodi che , tengono fede all’aspetto culturale del progetto a far viere il progetto/oggetto e che non influisca negativamente sul diritto dell’esistenza.
Oggi la necessità e che i desideri degli uomini occupino aree ben più ampie , quali : antagonismo,competitività che conquistano e diventano spazi vissuti da una collettività che si identifica nell’individuo vincente. Con tutto ciò si evidenzia che gli oggetti hanno un anima a dimostrazione che questo vuol dire progresso e civiltà economica e pratica di vita.

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 23/09/2010 alle ore 12:25:38
Grande uomo che ha fatto storia ad Ampezzo,
Claudio Trojero Sindaco di Ampezzo, grande personaggio del nostro paese, ho avuto la fortuna di averlo come maestro di vita e di condividere con lui anche se a quel tempo ero molto giovane , le scelte strategiche di governare una realtà importante sia a livello industriale che nella ricostruzione dopo il terremoto del 6 maggio 1976. Mi sono reso conto e capito che Claudio ha dato il massimo per gli interessi della comunità e la serietà di come fare le cose è stato il suo cavallo di battaglia.
Queste sono le persone che hanno trascurato la famiglia per il bene del Prossimo, valori importanti che alle volte si riscoprono troppo tardi. Non finirò mai di dire, che questo modello di persona va emulato ed esportato ovunque serva ,sarà stato una coincidenza di grande amministratore che ci ha governato, ma io che ho vissuto politicamente quel periodo dico che tutti indistintamente abbiamo dimostrato il valore della nostra serietà sia sul livello professionale ma in particolare nel modo di gestire gli interessi dell’intera comunità.
Oggi , purtroppo , ad Ampezzo abbiamo perso un po’ di tutto questo, sicuramente i nostri amministratori mettono veramente il massimo dell’impegno che essi siano di destra o sinistra, però, manca la materia prima…………non ci sono più soldi, mancano finanziamenti, mancano investitori sul territorio ed i pochi industriali o artigiani arrancano per stare a galla .
C’è bisogno di rilanciare il turismo, c’è bisogno di accorpare le amministrazioni in un'unica di vallata, c’è bisogno di portare la piccola industria, c’è bisogno di rilanciare l’artigianato , c’è bisogno che il nostro Governo Regionale aiuti chi sta in montagna. Ricordate che un posto di lavoro perso sul nostro territorio montano vale come 5 posti di lavoro persi in pianura.
Meditate questo cari lettori, e commentate.

Utente anonimo

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