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Libro degli Ospiti
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   Messaggio inviato il 30/04/2010 alle ore 17:10:25
Primo Maggio, festa del lavoro.
Quante polemiche anche oggi sulla stampa….. sappiamo tutti che domani è la Festa dei lavoratori è un giorno importante in cui chiunque ne abbia la possibilità dovrebbe osservare il riposo, così come la domenica e gli altri giorni festivi. Probabilmente ci sono delle necessita per cui diversi lavoratori sono costretti a lavorare come d’altronde a ferragosto , Pasqua e Natale , è importante salvaguardare il principio dell’eccezionalità del lavoro domenicale. Perche tante polemiche sulla stampa , sulle TV . Il lavoro è un bene di ogni persona su cui è necessario costruire più tutela, più partecipazione e cittadinanza . Quindi fondamentale garantire a tutti i lavoratori un lavoro dignitoso attraverso il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali e l’introduzione di tutele che riteniamo essenziali. Il lavoro è il centro della vita sociale e questo è fondamentale . In tutto questo siamo concordi, però non dimentichiamoci che siamo in un periodo di grossa crisi economica e quindi le aziende i negozi gli artigiani che hanno la necessità di dover lavorare basta polemica , adeguiamoci come fosse una normale festività . Chi vuol fare polemiche faccia i controlli sulle cose più fondamentali , quali :
garantire uguali diritti per tutti i lavoratori, attraverso un’unica disciplina dei contratti di lavoro;
il diritto alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro;
il diritto alla formazione permanente; uguali tutele per tutti i lavoratori riformando gli ammortizzatori sociali;
l’eliminazione della pratica delle dimissioni in bianco;
l’adozione di forme di democrazia economica che favoriscano la partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale; il contrasto al lavoro nero;
Dite la vostra, sul PRIMO MAGGIO

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 29/04/2010 alle ore 22:05:27
L’ORSO? NON È UN PELUCHE, MA ATTENTI A NON DEMONIZZARLO
13 aprile 2010 di Francesco Brollo
"Soki"è l'orso bruno che gira anche a Oltris Voltois e Pani .
Guida a “Soki”, il plantigrado che scorazza in Carnia lungo la Val Tagliamento: da dove arriva, quali abitudini ha e come comportarsi se si dovesse (avere la fortuna di) incontrarlo
ENEMONZO – “Sapete qual è la preoccupazione più grande quando porto i miei figli in montagna e nei boschi? La vaccinazione per la TBE trasmessa dalle zecche, non certo l’orso”. La frase è di Stefano Filacorda, dell’università di Udine, che davanti a un’attentissima platea (circa 200 persone), ha trasmesso le proprie conoscenze sull’orso, durante l’incontro tenutosi a Enemonzo per parlare del plantigrado che è stato fotografato il 21 marzo a Socchieve e che per aver predato pecore e alveari sta facendo parlare di sé. Sarebbe però un errore, a detta del medesimo studioso, sottovalutarlo: “Non bisogna trattarlo come fosse un peluche, occorrono delle precauzioni”, ma da qui a demonizzarlo, o ritenerlo pericoloso ce ne passa. Rispetto è forse la parola più appropriata.
Località Dalcje, in comune di Socchieve
Vediamo quindi una sintesi degli argomenti esposti da Filacorda in merito all’orso bruno, per trarne consigli e indicazioni da seguire in sua presenza. Una premessa: lo studioso si è laureato con una tesi sulle pecore, per la quale ha passato nove mesi di ricerca nel Sinai, il che lo rende, come ha detto lui stesso, molto sensibile alle posizioni degli allevatori vittime dell’istinto predatorio dell’orso. La sua posizione di equidistanza, a favore della natura, si spiega bene con questa frase: “io sto dalla parte della vita, per trovare un equilibrio”.
NOME. Al momento l’orso della Val Tagliamento non ha ancora un nome. In attesa che glielo diano, coniamo quello di Soki, in omaggio al comune dove è stato fotografato (Socchieve) e utilizzando la k al posto di “ch”, a richiamare la sua terra di provenienza, la Slovenia.
PROVENIENZA. Soki, come tutti gli altri orsi avvistati in Carnia, proviene dalle foreste della Slovenia, dove ce ne sono circa 500 (e 80/100 l’anno vengono regolarmente – ovvero secondo la legge – abbattuti dai cacciatori). Ce ne sono anche nella periferia di Lubiana e alcuni sono perfino entrati in città. Il suo destino, fra qualche anno, sarà probabilmente di riportarsi in Slovenia.
SESSO, ETÀ. Soki è un maschio giovane (3/4 anni) e come i suoi simili qui presenti è probabile che si riporti oltreconfine o che, come minimo, faccia una capatina nei pressi di Tarvisio, dove si stima ci sia l’unica femmina presente in regione. Le femmine di orso si fanno fecondare contemporaneamente da più orsi e partoriscono (una volta ogni due anni) in media tre cuccioli di padri differenti nello stesso momento. Si tratta di una particolarità che serve a differenziare il patrimonio genetico messo al mondo e aiuta a tenere salvi i cuccioli da possibili attacchi di orsi maschi: il padre riconosce il proprio figlio e lo lascia stare. L’orso bruno può superare i 20 anni, ma qui in realtà arriva fino a 12/14.

PRECEDENTI. L’ultimo orso della Carnia fu ucciso nel 1911 a Sauris. Ci sono voluti più di 80 anni perchè ricomparisse. Il primo nuovo avvistamento risale infatti al 1993 in comune di Rigolato, al quale hanno fatto seguito: 1997 Val di Preone; ’98 Monte Talm; ’98 Rest; ’98 Pecceit e altri ancora fino ai giorni nostri. L’avvistamento ad aprile 2009 a Preone si riferisce probabilmente già a Soki, che quest’anno ha compiuto predazioni di pecore a Pani, Voltois e sabato scorso a Tramonti
Le pecore sopra Voltois (Ampezzo), dove l'orso ha recentemente effettuato una delle sue razzie.
ABITUDINI. Soki si sveglia alle 19 e va a dormire alle 7 di mattina. Il fatto che sia stato avvistato di giorno (a marzo a Cima Corso, mentre attraversava la strada per andare a frugare negli alveari) è dovuto alla sua giovane età e al risveglio dal “letargo” invernale. L’orso bruno può arrivare a percorrere 40 chilometri in un giorno (o meglio: in una notte). Gli studi effettuati dall’università di Udine, assieme agli sloveni, nell’ambito di un progetto finanziato dal fondo Interreg III, ha consentito di monitorare due orsi con il radiocollare. Inoltre, attraverso studi genetici, si è ad esempio constatato che un esemplare, chiamato orso Franz, che nel 1997 comparve a Castelnovo del Friuli e poi sul Rest e Pecceit, compiendo stragi di pecore per tre anni a Tramonti, arrivando a pesare oltre 200 chili, era lo stesso che, dopo aver attraversato il Tgliamento a Venzone, fu catturato in Slovenia nel 2006, e abbattuto due anni dopo. Questo a dimostrazione dell’amplissimo territorio che è in grado di coprire. “Un orso bruno può percorrere fino a 45 chilometri al giorno, attraversando passi a oltre 2000 metri sul livello del mare con neve alta due metri”.
HABITAT. “Se vogliamo l’orso dipende da voi”; ha detto Filacorda, spiegando come la Carnia sia un ambiente ideale per l’Ursus arctos, addirittura più di quanto non lo sia la Slovenia o il parco dell’Adamello. In particolare il Parco delle Dolomiti friulane rappresenta un luogo perfetto. La presenza in territorio di Socchieve della lince, del cane procione, dello sciacallo dorato e dell’orso, dimostra la straordinaria vitalità e purezza dell’ambiente circostante.
QUANTI ORSI NEI PARAGGI? Domenica scorsa sono state rilevate tracce di orso in comune di Ligosullo: apparterrebbero ad un esemplare che si muove tra Paluzza, Paularo e Val Aupa. In genere è però difficile fare un conto preciso, perché molti non lasciano tracce. Dal 2004 si può ipotizzare che nella sinistra del Tagliamento (Carnia) ce ne siano stati 7 o 8; 2 o 3 nella destra Tagliamento. Si tratta solamente di maschi. Anche per capire quanti sono, come si comportano e per adottare, nel caso, azioni per dissuaderli dal compiere possibili danni, Filacorda e la sua equipe stanno cercando di catturare Soki, per mettergli un radiocollare.
AGGRESSIONI. Non bisogna fasciarsi la testa, avverte Filacorda, semmai bisognerebbe fasciare quella dell’orso, aggiunge. Questo perché è da 150 anni che in Italia non si verifica un attacco mortale all’uomo e negli ultimi 50/60 anni non si sono nemmeno verificate aggressioni. In Slovenia, dove di esemplari ce ne sono 500, negli ultimi 10 anni ci sono stati due soli attacchi: in entrambi i casi frutto di reazione a comportamenti pericolosi dell’uomo. Nel primo caso una persona con imprudenza ha cercato di bazzicare nei pressi della tana, nel secondo un uomo assieme al cane ha tagliato la strada a una femmina coi piccoli. Casi di attacchi mortali è vero che si verificano, anche oggi, ma basta dare un’occhiata alla dinamica per capire che si tratta di episodi suscitati dal comportamento sbagliato dell’uomo: in Romania ad esempio, ha riferito Filacorda, è successo che alcuni pastori abbiano inseguito con un bastone l’orso che predava le pecore, suscitando la contro reazione dell’animale. “L’unica volta che ho rischiato la vita è stato in una stalla, quando mi ha attaccato un muflone” ha detto Filacorda, a dimostrare come il rischio legato all’orso sia marginale.
GRADO DI PERICOLOSITÀ. Sono quattro i principali livelli di catalogazione della pericolosità di un orso. È “normale” se fa danni in zone non abitate; desta “attenzione” se tollera di essere osservato dall’uomo; “pericoloso” se difende una preda appena abbattuta (e non la lascia lì quando appena si accorge della presenza umana); “molto pericoloso” se tenta di entrare nelle case.
SEGNALI DEL SUO PASSAGGIO. Quanto nel bosco si vedono grossi massi fuori sede, è probabile che sia stato un orso, piuttosto che qualche folletto. L’orso va ghiotto per le formiche: se si vedono formicai devastati, scavati e sparsi nell’arco di metri, può essere stato l’orso. Le feci: sono simili a quelle dell’uomo, con una differenza: non puzzano.
La strada che da Pani (dove Soki ha predato in due occasioni alcune pecore) scende a Raveo. Sullo sfondo la Val Tagliamento e il monte Amariana
COSA FARE E COSA NON FARE. L’orso attacca l’uomo solo se provocato. Nella remota ipotesi in cui vi doveste imbattere nell’orso Soki bisogna evitare di urlare e di lanciargli oggetti. (In Romania una persona è morta perché ha tirato contro l’orso le bronze della griglia). Bisogna stare fermi, non andargli incontro. Se si alza in piedi sulle zanpe posteriori non occorre preoccuparsi: si tratta di un comportamento che adotta per vederci e annusarci. Il consiglio, anche in questo caso, è di girarsi con naturalezza e camminare nel senso opposto: il tempo di rigirarsi e sarà già scappato via. Se trovo tracce non devo seguirle e tenere il cane al guinzaglio. Se lo vedo a distanza e non fugge è perché evidentemente non si è ancora accorto di noi e quindi è una fortuna poterlo osservare: inutile avvicinarsi perchè si accorgerebbe e fuggirebbe. L’orso non attacca (quasi) mai. Il quasi è legato all’esempio della femmina con i piccoli. In questo ambito bisogna poi distinguere l’attacco dal finto attacco: quest’ultimo è una simulazione di carica che può mettere in scena a fini intimidatori, correndoci incontro per difesa, come se caricasse, ma fermandosi dopo poco. In generale è bene non lasciare immondizia abbandonata in zone periferiche. Uno degli esemplari monitorati negli anni scorsi grazie al radiocollare è stato infatti rintracciato in mezzo a un paese di 70 abitanti vicino a Cividale alla mezzanotte di un giorno di luglio; eppure nessuno degli abitanti aveva notato la sua presenza. Dagli studi condotti sul campo in Nord Europa, dove due ricercatori hanno provato ad avvicinare l’orso durante il giorno, quindi mentre è in riposo, si è scoperto che l’orso si nasconde, lascia passare l’uomo, esce dal nascondiglio per annusare l’odore delle persone che sono passate e infine torna al suo posto.
INDENNIZZI. Umberto Fattori, del servizio tutela ambienti naturali – ufficio studi faunistici della Regione FVG, ha spiegato cosa fare nel caso si subiscano danni ad opera dell’orso. In sintesi occorre presentare denuncia presso la locale stazione della forestale entro tre giorni dal fatto. Basta farlo su carta semplice, indicando luogo, data e una sommaria descrizione di quanto accaduto. Al contempo occorre non alterare la carcassa e la scena dove è accaduto il danno, per consentire i rilievi di controllo, che avvengono entro 72 ore. Dalla denuncia si hanno poi 30 giorni per domandare l’indennizzo, che sarà concesso coprendo il 100 per cento del danno emergente (non del lucro cessante) sulla base del prezzo di mercato del capo di bestiame abbattuto. Sono previsti contributi e concessione in comodato gratuiti di recinzioni elettriche, che per prevenire l’attacco dell’orso deve essere alta 1 metro e 20 centimetri, possedere cinque fili elettrici.
ARTICOLO TRATTO DAL TOLMEZZO NEWS
Fatti, pensieri, parole, persone a Tolmezzo e dintorni

Utente anonimo
   Messaggio inviato il 29/04/2010 alle ore 06:36:00
La mia maestra delle elementari,
nel 1956 ho iniziato la mia attività scolastica a cinque anni. A quei tempi si andava a scuola a Oltris e nella classe erano i ragazzi che andavano ad imparare poi quelli di prima, seconda e terza classe tutti assieme in un'unica stanza. La mia maestra Pace era una seconda mamma per tutti noi. Ha sempre svolto il suo lavoro con grande passione ed ha saputo insegnare non solo i contenuti delle discipline, ma i valori della vita nei quali ha sempre creduto, amando e rispettando i suoi allievi. Molti di essi, ora sono stimati professionisti, bravi operai, delle bravi mamme e papà e questo anche grazie alla loro maestra. Questi sono grandi ricordi e alle volte con grande nostalgia e rimpianto ti scorre la mente nel periodo dell’infanzia dove ai iniziato con aste e cerchi a capire come impostare la vita per il futuro.
Grazie Maestra .

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 26/04/2010 alle ore 11:25:22
Detti Friulani
I nostri avi erano molto attenti alle cose anche se non avevano gli strumenti di oggi TV, radio e computer, sapevano essere grandi osservatori e attenti alle cose , ecco alcuni detti :
A baste miezore par imparà a fà i siors.
Basta mezz'ora per imparare a fare i signori.

Tal pais dai zuète, duc' a' crodin di cjaminà drets.
Nel paese degli zoppi tutti credono di camminare diritti.

Il tuàrt nol è mai dut di une bande.
Il torto non è mai tutto da una parte.

Al è mior fa invidie che no pietàt.
E' meglio fare invidia che pietà.

Ancje Dio al è furlan; sa nol pae vuei, al pae doman.
Anche Dio è friulano; se non paga oggi, paga domani.

Val plui un amì che cent parinc'.
Vale più un amico di cento parenti.

Ogni cjan laude la sò code.
Ogni cane loda la sua coda.

Mignestre riscjaldade no à durade.
La minestra riscaldata non dura a lungo.

Cui ch'al fas, al fale.
Chi fa, sbaglia.

vivìnt s'impare a vivi.
Vivendo si impara a vivere.

Ogni mes se fai la luna, ogni dì ai ne una
Ogni mese si fa la luna, ogni giorno ce n'è una.

A Nadal con i tiox, a Pasca con cuì che te vol
A Natale con i tuoi, a Pasqua con chi vuoi .

A no lè pedo sord de chi al no vol sentì
Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.

Al fàle àncje il predi sul altâr
Sbaglia anche il prete sull'altare.

Mi scuso se ci sono errori nella lingua friulana.
Lancio un messaggio : ai lettori attenti, scrivete cosa vi insegnavano i vostri nonni…

Giovannino Bearzi
   Messaggio inviato il 26/04/2010 alle ore 08:23:54
ABITARE IN CARNIA
Chi abita questa porzione di terra è perché è nato, perché è la terra degli avi o della famiglia che ci vive, perché è stato emigrante all’estero o fuori regione e vuole godersi in pace la pensione , perché uno viene e vuole realizzare un sogno meditato in una vacanza magari per caso e si è innamorato della nostra terra e ha deciso e scelto di lasciare per sempre la città.
Vivere qua , specie chi è al di fuori di queste realtà , vuol dire lasciare talvolta il benessere, i grandi magazzini, i cinema ad effetti speciali, le novità che quassù non ci sono. Questo non vuol dire di vivere peggio ma secondo me si vive meglio con altri ritmi meno incalzanti. Anche se talvolta siamo nella solitudine pero abbiamo dalla nostra parte dei grossi vantaggi che neanche la migliore sala cinematografica multimediale può proiettare , abbiamo la tranquillità fuori del caos cittadino, aria incontaminata, paesaggi incantevoli, contatto con la natura ed gli animali che ci vivono , insediamenti abitativi costruiti a misura d’uomo, facilità di rapporti umani, cibi genuini e non per ultimo il culto della tradizione. In montagna però abbiamo anche il rovescio della medaglia e cioè : scarse opportunità di lavoro, difficoltà di comunicazione tra paese e paese, per quanto riguardo la sanità infrastrutture solo a fondo valle talvolta difficoltose da raggiungere da parte degli anziani analogo problema è per le scuole gli studenti sono costretti ad alzarsi pesto e raggiungere i centri scolastici a Tolmezzo talvolta anche a Udine.
Oggi come oggi la montagna e la Carnia cominciano a guadagnare posizioni di favore, non è più escluse dal mondo e le montagne non fanno più barriera verso la pianura e le città , oggi abbiamo la televisione con il satellitare sappiamo in tempio reale cosa succede ovunque , la stessa cosa con internet siamo collegati con tutto il mondo adesso con la fibra ottica avremmo i collegamenti più veloci.
La Carnia senza metafora è terra di cieli liberi dove non c’è l’inquinamento luminoso e puoi stenderti d’estate sul prato a testa all’insù e vedere i pianeti le costellazioni e le stelle che cadono. Le nostre montagne d’estate maestose e ancora più bella d’inverno in quanto ricoperta da un candido manto nevoso .
Ecco perché vivere in montagna non è quindi necessariamente un ripiego, è piuttosto una scelta diversa di vita, che implica una profonda e totale adesione a valori che si propongono in sé come diversi da quelli della cultura ad esempio cittadina. Nelle cose è sempre importante è capire la filosofia della cultura al di fuori del territorio perché in questo modo il modello cui tendere probabilmente è quello delle culture minoritarie dove ancora oggi si conserva la l’identità e vitalità per mantenere possibili e aperte a chiunque delle scelte alternative.

Giovannino Bearzi

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